sabato 17 dicembre 2016

Il suono del mondo a memoria

"Ponti di silenzi su fiumi di parole"

"Are you lost or incomplete? Do you feel like a puzzle, you can't find your missing piece? Tell me how do you feel? Well, I feel like they're talking in a language I don't speak and they're talking it to me
So you take a picture of something you see..."
Coldplay, Talk.


Sam è un fotografo e aspirante scrittore. Per scrivere il suo primo articolo "serio" si è trasferito a New York, il "centro pulsante del mondo", intenzionato a rimanerci qualche mese. Lì vive innalzando "ponti di silenzi su fiumi di parole": nessun contatto verbale umano, nessuno slancio oltre le barriere che lo separano da qualsiasi ignota comparsa che possa attraversare, sconvolgere o lasciare immutata la sua esistenza. In altre parole, si è trincerato in un volontario isolamento dal resto del mondo, fatta eccezione per il suo amico e collega Jorge.
La sua quotidianità, fatta di ripetizioni e ossessioni, di regole e sovrastrutture, viene sconvolta da un piccolo tarlo, un dettaglio foriero di significati ulteriori: una ragazza appare sistematicamente (e in maniera del tutto non voluta) nelle sue foto. È questa la "gomitata" che il destino gli sferra, facendo rotolare la sua routine verso l'orlo di un precipizio, fino a costringerlo a confrontarsi con se stesso e con il proprio passato.


La copertina dell'edizione variant del volume.

Giacomo "Keison" Bevilacqua aveva già dimostrato grande padronanza non solo dei tempi comici, con A Panda piace, ma anche della drammaturgia, in storie più realistiche come Metamorphosis (serie ricca di spunti mitologici e forse ingiustamente troppo poco osannata all'epoca della sua uscita). Questo suo nuovo lavoro non fa che portare alla luce al contempo il suo talento come narratore, disegnatore e colorista.
Proprio al centro della storia (da pag. 93 a 101) c'è un passaggio indicativo dell'ottima gestione del pathos, dei ritmi e delle inquadrature. Un attimo sospeso, in cui il tempo sembra letteralmente fermarsi durante uno scambio di sguardi. Si tratta di nove tavole consecutive dalla rapida lettura, con vignette mute dai contorni bianchi che dilatano un attimo importante del racconto concentrandosi inizialmente sui volti e in seguito allargando la visuale a ciò che accade tutto intorno. E poi c'è una fuga e poi una redenzione.
L'unico piccolo - e forse irrilevante - dubbio sulla (altrimenti al solito impeccabile) edizione Bao riguarda il fatto che personalmente avrei visto benissimo il volume all'interno della collana "Le città viste dall'alto": la storia ideata da Bevilacqua infatti è così radicata e riflessa nel luogo in cui è ambientata che, come recita lo slogan stesso della collana, "non potrebbe succedere altrove".




Insomma, Il suono del mondo a memoria è un'opera che conquista per la sua concreta poesia al contempo aulica e reale, sognante e con i piedi per terra. Come l'amore.


Giuseppe Lamola



P.S. Sebbene lo stesso protagonista citi più volte la bella I've grown accustomed to her face di Chet Baker, impossibile per il sottoscritto non chiudere con tre versi di Fabrizio De André (anche se la canzone, per dirla tutta, era ispirata per la melodia a un classico del cantautore francese Georges Brassens con testo originale tratto da una poesia di Antoine Pol):

"...sarà la prima che incontri per strada
che tu coprirai d’oro per un bacio mai dato,
per un amore nuovo."



"Il suono del mondo a memoria"
Testi e disegni: Giacomo Bevilacqua

Bao Publishing
Data: 2016


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