giovedì 10 novembre 2016

Storie di un'attesa

Tre storie intense, un'unica attesa






"Si parla di amore, amore in varie forme: amore fra persone, amore per un ideale, amori impossibili o amore per la propria città, che nel mio caso è Palermo."
Così alcuni mesi fa Sergio Algozzino parlava di Storie di un'attesa in un'intervista sul nostro blog (in cui facevamo il punto sulla sua attività fumettistica e un giro dietro le quinte delle sue passioni).
Questo racconto, fatto di pause, attese e storie intrecciate, ci ha colpito al punto da dedicare ad Algozzino una Gallery e da inserire l'opera tra i consigli audaci per le letture per l'estate 2016Una storia di cui sentiamo di voler parlare ancora, per cui ecco la recensione firmata da Adelaide, preziosa collaboratrice che da un po' di tempo approfondisce alcune graphic novel sul blog degli Audaci e impreziosisce le nostre pagine virtuali con parole molto sentite.




Ho letto Storie di un'attesa di Sergio Algozzino, volume edito da Tunué.
Il tema dell'opera è il tempo dell'attesa, tema che mi è particolarmente familiare: appena mi hanno prestato questa graphic novel e ho visto il soggetto, mi sono subito appassionata.
Ad una prima occhiata mi sono detta che Algozzino ha una mano precisa, sa disegnare bene, s'intende di prospettive, usa carta da acquarello e ogni vignetta sembra curata con l’arte di un intenditore del disegno. Insomma, Algozzino mi ha dato l’idea di essere un esperto di tecniche di pittura e non uno che ha scoperto il disegno del fumetto solo per passione. Così ho preso notizie sull'autore. Ho scoperto che è nato a Palermo nel 1978 e nella sua città natale ha studiato all’Accademia delle belle arti. Fra le numerose opere da lui pubblicate ci sono Ballata per Fabrizio De André (Beccogiallo), in cui rende omaggio a molti personaggi delle canzoni del cantautore genovese, e Dieci giorni da Beatle (Tunué) che a Etna Comics nel 2013 gli è valso il premio Francisco Solano Lòpez come miglior disegnatore; la sua attività di fumettista si affianca poi a quella di musicista. 

In Storie di un'attesa tutto è curato, ben calibrato nei tempi e nella trama, suddiviso in maniera equa e intervallato da tavole che non fanno parte delle storie principali in senso stretto ma illustrano un tempo di attesa a sé stante, come aspettare il risultato di un test di gravidanza, aspettare che il computer scarichi un film da vedere ecc. 
Nei tre racconti principali, le cui tavole si intersecano fino a costituire il cuore della graphic novel, si parla della vita palermitana di un conte, del figlio di un imprenditore e di un ragazzino come tanti.
Il conte, di una famiglia nobilissima, vive in una Palermo nel pieno della sua magnificenza artistica, con meravigliose architetture rimesse a nuovo. Quando comincia a stare male, consulta vari medici e persino uno stregone senza venire a capo del suo malessere e comprende che solo Dio può aiutarlo. Decide così di partire per la Terra Santa. Per progettare il viaggio ci mette tutta la vita e anche quando la tentazione bussa alla sua porta, sotto forma di una sarta bellissima alla quale commissiona gli indumenti per il viaggio, non cede al suo proposito. Progettando il suo viaggio è convito di investire degnamente la sua vita in qualcosa di grande, fino alla sua morte.
Il figlio dell’imprenditore vive in una villa Liberty miracolosamente scampata ai bombardamenti della prima guerra mondiale.  Ama giocare a scacchi e ha cominciato una partita con un misterioso avversario che per lui è solo un numero trovato su un annuncio. Le lettere con le risposte delle mosse arrivano a volte dopo molti mesi e il suo più caro amico lo schernisce. Un giorno lo convince che i libri sono meglio degli scacchi e lo conduce in una libreria. Qui conosce la donna della sua vita, si sposa e ha un figlio, sempre continuando la stessa partita a scacchi. Un brutto giorno sua moglie viene deportata, perché sono ebrei, ma lui e suo figlio si salvano. Gli crolla il mondo addosso ma riesce a finire la partita e spedendo l’ultima mossa. Non saprà mai che quello che per anni ha considerato un amico invisibile, condividendo una partita a scacchi durata gran parte della sua vita, è in realtà... (e qui non proseguiamo oltre, per evitare spoiler: se vi ha incuriosito la storia vi invitiamo a leggere il volume!).
La terza e ultima storia è quella del ragazzo, che come tanti vive nella Palermo degli anni Settanta. L'episodio narra il suo primo appuntamento con una ragazza. Si prepara con cura al grande evento e arriva puntuale sperando di vederla uscire subito dal portone; poi si siede ad aspettare. Dopo quasi due ore di attesa inutile decide di trovare una cabina telefonica per chiamarla. Con grande sforzo riesce a fare il numero a parlare con il padre e a farsi passare la figlia che gli fornisce una risposta per lui inaspettata, che gli fa capire di essere stato  in qualche modo preso in giro. Il ragazzo ricorderà comunque con tenerezza l’attesa di quel primo amore, durato soltanto un mese.




Sergio Algozzino usa la sceneggiatura in maniera che sembri un unico racconto continuato, nonostante cambino le epoche, le situazioni e i costumi. A riprova che nella sua graphic novel tutto torna in maniera perfetta, come le tessere di un puzzle, la famosa scacchiera fatta con le conchiglie viene costruita dal conte, che non andrà mai in Terra Santa, poi regalata dal padre imprenditore al figlio, che ci gioca una sola partita lunga come una vita, e infine acquistata da un rigattiere dal ragazzo dopo la sua prima delusione amorosa. Mi sono piaciute molto anche le tavole finali che parlano dell’attesa dei fuochi durante la festa di Santa Rosalia. In queste tavole risiede la riprova che Algozzino è un artista. Tutto sommato non sbagliavo a ritenerlo un artista preciso, che sa quello che vuole far uscire dalla carta da disegno.


Spero di aver suscitato la vostra curiosità perché questa graphic novel vale la pena di essere letta con tutta l’attenzione che le spetta.

Vi saluto con una canzone forse non troppo famosa ma che mi sembrava attinente con l’argomento trattato: Aspettando Godot di Claudio Lolli.

…sono invecchiato aspettando Godot, ho cresciuto i miei figli aspettando Godot, i miei figli son grandi e lontani però io sto ancora aspettando Godot… Questa sera son vecchio di settant’anni, solo malato in mezzo a una strada, dopo tanta vita più pensiero non ho, non voglio più aspettare Godot… non ho agito aspettando Godot, per tutti i miei giorni aspettando Godot e ho incominciato a vivere forte proprio andando incontro alla morte… 


Ciao.


Adelaide






Storie di un'attesa

Testi e disegni: Sergio Algozzino
Editore: Tunué
Data: 2016



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