sabato 5 novembre 2016

DYLAN DOG #362 - Dopo un lungo silenzio

Dylan e il demone della caduta di Tiziano Sclavi



Copertina bianca, caratterizzata solo in alto dal logo – rosso sangue – del trentennale e in basso dal titolo della storia, Dopo un lungo silenzio. In mezzo, l’annuncio, in blu:
SCRITTO DA TIZIANO SCLAVI.
All’interno, il bianco domina sovrano: non c’è spazio né per il redazionale, né per l’Horror club e non c’è neanche la solita immagine del frontespizio… Torna a scrivere dopo un lungo silenzio, appunto, che durava dal luglio 2007 (Ascensore per l’inferno, Dylan Dog #250), l’ideatore della serie, Tiziano Sclavi: non c’è spazio per tutto il resto.



















Ma non ci deve essere gioia per questa riemersione di Sclavi dall’abisso del silenzio: sia perché questa storia non costituirà un vero e proprio ritorno definitivo del papà di Dylan Dog come tutti speravamo, sia perché – effettivamente – non c’è nessuna gioia in questo ritorno. È un ritorno che più triste non si poteva… Un lancio preparato da una propaganda ai limiti del voyeurismo e dell’osceno: strillato in ogni sede, instillato nella mente dei lettori, trasformato in fatto commerciale prima di essere apprezzato come fatto artistico in sé (sono già pronte edizioni cartonate, con l'intera sceneggiatura dello stesso Sclavi…), insomma: tutto molto poco nello stile di Sclavi. E cosa ha fatto l’autore lombardo? È andato – come sempre – contro corrente: ha sfornato una storia così lacerante, toccante e vera nella quale non c’è spazio né per mostri, né per fantasmi, ma solo per tanta e orribile umanità.
Sclavi ritorna ed è come se non se ne fosse mai andato. Con lui non servono continuity, restyling, nuovi font, cervellotiche trovate sull’infanzia del protagonista (tremo per il prossimo numero!), John Ghost, pensionamenti, intrighi e macchinazioni…
Dopo un lungo silenzio è quello che dovrebbe essere studiato nei corsi di sceneggiatura.
Una storia dolorosa ma asciutta, essenziale. Larghissimo l’impiego di Sclavi di tavole mute ma che in realtà urlano di disperazione… Parte del merito va al pesantissimo tratto di Giampiero Casertano (specchio riflettente la pesantezza sclaviana) che ha avuto il privilegio di disegnare in modo magistrale questa storia. Una storia sull’alcolismo e sulla solitudine, ma anche sulla depressione e sull’assenza di Dio e sull’impossibilità di trovare negli altri un conforto e di comunicare loro il proprio malessere. Una storia che lascia l’amaro in bocca e che si beve tutta d’un fiato come un bicchiere di rum o di whisky da due soldi…
Tiziano Sclavi ritorna e gli altri nomi – i nomi di quelli che hanno imbrattato e imbrattano la serie con le loro storie che non hanno nulla a che vedere lo spirito del personaggio e del suo autore principe – scompaiono: ogni paragone appare improponibile, ogni penna appare sbiadita, ogni trovata posticcia e fasulla. Messo da parte Claudio Chiaverotti – il quale non è stato minimamente coinvolto nel nuovo ciclo dylaniato e rimane l’unico, in tutta la storia della testata, ad aver scritto un numero consistente di storie in grado di competere con quelle di Sclavi – restano soltanto a poter dire qualcosa su Dylan e il suo mondo Roberto Recchioni (il curatore della serie) e Alessandro Bilotta (tenutario dello speciale annuale dedicato al Pianeta dei morti).




Tiziano Sclavi è tornato a scrivere sulla serie regolare di Dylan Dog. L’evento è di quelli che fanno epoca e di questo – almeno di questo – chiunque abbia mai amato Dylan Dog o almeno letto una sola storia dovrà essere sinceramente grato al nuovo curatore della testata, il tanto chiacchierato quanto talentuoso Roberto Recchioni.
Se esultiamo per il ritorno di Sclavi, versiamo lacrime amare per l’addio di Angelo Stano, straordinario copertinista della seria, sostituito dal giovane e formidabile Gigi Cavenago, autore delle cover del Maxi Dylan Dog Old Boy e autore dei mirabili disegni del penultimo numero, Mater Dolorosa.
Insomma, un ritorno che sa più di funerale… Un ritorno che è un nuovo, tristissimo e al tempo stesso meraviglioso e perfetto addio. E solo Sclavi poteva regalarcelo. Per questo ulteriore regalo noi rendiamo grazie.


Rolando Veloci







"Dopo un lungo silenzio"
SERIE: DYLAN DOG
NUMERO: 362
DATA: ottobre 2016
SERGIO BONELLI EDITORE

SOGGETTO E SCENEGGIATURA: Tiziano Sclavi
DISEGNI E CHINE: Giampiero Casertano
COPERTINA: Nessuno









Tutte le immagini © 2016 Sergio Bonelli Editore.

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