lunedì 17 ottobre 2016

Orfani: Juric #1

L'oscuro passato di Jsana Juric




Con il finale della terza stagione, la trama orizzontale di Orfani ha subito dei violenti scossoni. L'occasione era propizia per mettere momentaneamente in stand-by la continuità narrativa e approfittarne per guardarsi un po' indietro. A ben vedere uno dei personaggi della saga, presente sin dal primissimo episodio, è sempre rimasto celato dietro un velo che ci ha impedito di comprenderne a fondo motivazioni e stati d'animo (eccetto per quel sibillino flashback in Orfani: Nuovo Mondo #10): stiamo parlando di Jsana Juric, ovviamente, il cui passato viene finalmente svelato proprio nei tre numeri che compongono questa quarta "ministagione".



"Fa quello che deve per salvare l'umanità e ne accetta le conseguenze". Così Roberto Recchioni, uno dei due ideatori di Orfani, ha descritto in una recente intervista per il nostro blog Jsana Juric, leader del Governo Straordinario di Crisi. Gli avvenimenti che l'hanno condotta ad assumere un ruolo così importante (e tecnicamente diventare la nemesi dei protagonisti, anche se la definizione è a tratti opinabile) vengono sviscerati ne Il fiore del male, che ripercorre le fasi fondamentali della sua infanzia e adolescenza. Unica sopravvissuta dopo una strage di migranti al confine tra due stati, la piccola Jsana viene adottata a sette anni da Sàndor Kozma, presidente dell'associazione umanitaria EMR, che si occupa dell'accoglienza ai rifugiati. Mentre le sue doti di osservatrice del mondo circostante si acuiscono, Kozma la alleva in un clima austero e anaffettivo. Troviamo dunque la piccola Jsana nelle inedite vesti di vittima degli eventi. Un elemento interessante dal punto di vista narrativo è che qualche anno dopo questo gioco di forza si ribalta e, seppur ancora giovanissima, Jsana dimostra di avere spietatezza e lungimiranza tali da candidarsi ad assumere il comando.


Il racconto è introdotto da alcune scene ambientate nel presente (in cui scopriamo che la continuity non è davvero sepolta sotto il tappeto e facciamo la conoscenza di almeno un nuovo personaggio che certamente rivedremo). Émil Bogdan, il biografo a cui la Presidentessa ha affidato il compito di scrivere le sue memorie, è afflitto da numerosi dubbi. Cosa è giusto raccontare riguardo Jsana Juric? Quanto a fondo deve scavare nella vita di una donna così controversa e apparentemente malvagia? Se vogliamo, sono un po' i medesimi dubbi che potrebbero aver attraversato la mente dello stesso Recchioni, che qui si è occupato principalmente del soggetto (e della sceneggiatura della parte introduttiva e dell'epilogo, su disegni di Andrea Accardi), lasciando il timone della narrazione nelle abili mani di Paola Barbato. La sceneggiatrice lombarda mette in piedi un racconto duro, teso, intenso, a tratti spiazzante, dall'impostazione differente rispetto a quanto letto finora in Orfani. Non sono i conflitti esteriori a dominare la scena, né l'azione e le battaglie, bensì i moti interiori da un lato e i meccanismi politici dall'altro.
Molto più che in tante storie precedenti, viene infatti rimarcato il sottotesto sociale e politico che da sempre, in maniera ora più ora meno evidente, anima la serie. I problemi dei rifugiati, già toccati in Nuovo Mondo, vengono affrontati con particolare realismo, citando anche le collusioni tra alcune realtà (fintamente) umanitarie e i poteri politici, descrivendo come a volte sono proprio coloro che millantano di fare beneficenza a dar vita a pericolose associazioni pur di adempiere ai propri scopi. 


Così come Paola Barbato, anche gli autori di disegni e colori di questo primo tassello della quarta "ministagione" sono ben noti: il già citato Andrea Accardi e Roberto De Angelis al tavolo da disegno e José Andres Mossa alla colorazione.
Accardi, il cui connubio con Recchioni si rinnova dopo le due splendide storie di Samurai, realizza tavole in bianco e nero e toni di grigio, particolarmente d'atmosfera e che si differenziano notevolmente dal resto dell'albo, che si impreziosisce delle chine di De Angelis. Riguardo quest'ultimo, sebbene il sottoscritto sia particolarmente contento di aver potuto apprezzare il suo tratto su ben tre testate diverse negli ultimi cinque mesi (Nathan Never, Nathan Never Annozero e ora Orfani), personalmente nutro una certa predilezione verso i suoi lavori in bianco e nero, le ombre sui volti, i lineamenti scavati e i rari sprazzi di luce che difficilmente si riescono a rendere allo stesso modo nelle tavole a colori. Ciò nonostante, De Angelis è stato (ed è ancora) un brillante copertinista, per cui è ben avvezzo a lavorare con il colore, tanto più che in questo caso le sue tavole sono impreziosite dalle scelte cromatiche di José Andres Mossa, altro artista davvero talentuoso. Quella di De Angelis, considerazioni personali a parte, è una prova molto attenta alla caratterizzazione visiva dei personaggi e alla loro emotività, elementi di particolare rilevanza in una storia di questo tipo. Inoltre una certa varietà nella costruzione delle tavole e nelle inquadrature evita la staticità della lettura e dona ulteriore valore alle pagine.

Impossibile non citare l'apporto alle copertine del tenebroso Nicola Mari (con colori di un'altra colorista internazionale quale Barbara Ciardo), un lavoro di rara efficacia e sintesi. Come ha dichiarato di recente lo stesso Nicola Mari in un'intervista, l'approccio alle cover della miniserie è “iconico minimale”: "l’idea di partenza era un trittico che illustrasse le tre fasi esistenziali di Juric, dall’infanzia all’età adulta, sviluppate nei tre episodi". Una sorta di scissione delle Età della vita, alla maniera di tanti quadri in cui da secoli vari artisti hanno provato a narrare il passare del tempo e le tappe della vita (ve ne proponiamo un esempio a seguire - ed evitiamo di citare nuovamente Gustav Klimt solo per evitare di ripeterci!).

Il pittore francese Valentin de Boulogne nel 1629 dipinge così le quattro età dell'uomo
(infanzia, giovanezza, età adulta e vecchia).

Insomma, una storia che non fa sconti e che dimostra ancora una volta le doti di narratrice di Paola Barbato, perfettamente a proprio agio in questo suo esordio su Orfani, e il talento artistico di Andrea Accardi, Roberto De Angelis e José Andres Mossa, tutti e tre in ottima forma. Il fiore del male testimonia le potenzialità narrative e visive del concept di base e degli autori coinvolti nel progetto Orfani, in grado di sorprendere e affascinare dopo tre anni dal debutto.

Il sommo audace


Una fase della lavorazione della cover di Nicola Mari.





ORFANI: Juric “Il fiore del male”
NUMERO: 1
DATA: ottobre 2016
SERGIO BONELLI EDITORE


COPERTINA: Nicola Mari con colori di Barbara Ciardo

Prologo e epilogo
SOGGETTO E SCENEGGIATURA: Roberto Recchioni
DISEGNI E CHINE: Andrea Accardi

Il fiore del male
SOGGETTO: Paola Barbato e Roberto Recchioni
SCENEGGIATURA: Paola Barbato
DISEGNI E CHINE: Roberto De Angelis
COLORI: José Andres Mossa




Per le immagini: © 2016 Sergio Bonelli Editore.

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