venerdì 30 settembre 2016

Roberto Recchioni: i trent'anni di Dylan Dog (e non solo...)

Da Mater Dolorosa a Orfani, lo sceneggiatore romano si racconta






Negli ultimi giorni si è parlato molto dei festeggiamenti legati ai trent'anni dall'esordio in edicola di Dylan Dog. Il personaggio ideato da Tiziano Sclavi ha dimostrato grande longevità e una capacità di essere ancora in grado di attirare l'attenzione del pubblico, sia con il Dylan Dog Horror Day che con l'albo celebrativo a colori uscito ieri in edicola, Mater Dolorosa. Scritto da Roberto Recchioni e disegnato e colorato da Gigi Cavenago, è uno straordinario viaggio tra passato e presente, un episodio di cui si parlerà ancora a lungo (da noi recensito qui).
Approfondiamo questi temi con lo stesso Recchioni, da oltre tre anni curatore editoriale di Dylan Dog nonché ideatore (insieme a Emiliano Mammucari) di Orfani, serie appena giunta alla conclusione della sua terza stagione con un finale particolarmente shockante.



Cosa rappresenta per te il traguardo dei trent’anni di vita editoriale di Dylan Dog?
È un momento importante per il personaggio, per Tiziano e per la SBE. È un momento di festa ma è anche un momento chiave per dimostrare che Dylan è ancora vivo e presente nel suo tempo.

Qual è stata la tua più grossa soddisfazione in questi tre anni in qualità di curatore della serie?
Aver visto tornare Dylan sotto i riflettori e nei discorso culturale del paese.

C’è qualcosa che avresti voluto fare su Dylan Dog e ancora non hai avuto modo di fare?
Molte cose. Ma le farò con la Fase Tre e quello che verrà dopo.

In una recente intervista hai affermato che lavorando su Dylan Dog bisogna lottare contro l’effetto nostalgia dei lettori. Come si può coniugare questo aspetto con la volontà di continuare a far sì che la serie rispecchi il nostro tempo?
Bisogna dare al pubblico quello di cui il pubblico ha bisogno, non quello che crede di volere. Dylan è un personaggio vivo e presente. Deve raccontare il tempo attuale e delle farlo coltivando il dubbio e l'empatia. Non deve sclerotizzarsi, mai. Poi, per il Dylan più classico, abbiamo creato una collana che affianca quella mensile, l'Old Boy.

Una tavola di Gigi Cavenago da Mater Dolorosa (Dylan Dog #361).

Una riflessione sulla figura della madre e le possibili distorsioni dell'amore materno vengono sviscerate sia in alcuni numeri di Nuovo Mondo che in Mater Dolorosa. C'è anche un collegamento forte nell’elemento figurativo dell'albero delle pene (già presente in Mater Morbi e in varie altre tue produzioni). È possibile delineare dei tuoi percorsi tematici omogenei che oltrepassano il recinto sulle singole serie?
Io scrivo come se tutte le mie serie e i miei personaggi vivessero in un unico universo narrativo personale. I temi, alcuni luoghi, certe riflessioni, sono comuni e proseguono da un'opera all'altra.

Tempo fa hai dichiarato che per scrivere storie sul personaggio ideato da Sclavi bisogna soffrire in prima persona. Senza una sofferenza reale si rischia di realizzare storie artificiose?
Se non sanguini non puoi scrivere Dylan Dog. Scriverlo bene, intendo.

Quanto è importante il sottotesto metafumettistico, da Spazio profondo a Mater Dolorosa, nella tua visione di autore?
È importante ma meno di quanto alcuni critici segnalano. Non è mai prevaricatorio sulla storia e i suoi temi reali. Se lo cogli, bene, se non lo cogli, non è importante.
Cosa ha spinto Tiziano Sclavi a tornare a scrivere Dylan Dog dopo nove anni d’assenza?
Intanto la voglia di farlo. E poi una discussione piuttosto accesa che abbiamo avuto a proposito della responsabilità del talento. Alla fine di quella bonaria ma accesa discussione me ne sono andato da casa di Tiziano convinto di aver esagerato. La settimana dopo mi è arrivata per mail una sceneggiatura di 94 pagine completa. Ad accompagnarla un breve messaggio: sei il mio curatore. Curami.

Una tavola di Giampiero Casertano da Dopo un lungo silenzio (Dylan Dog #362, in uscita a ottobre).

Passando a Orfani, qual è il personaggio della serie in cui ti identifichi maggiormente, e perché?
La Juric, sicuramente. Fa quello che deve fare per salvare l'umanità e ne accetta le conseguenze. Non si nasconde dietro un dito, non è ipocrita, non è una illusa o una idealista. Poi sì, è anche una sadica... ma anche in quello siamo piuttosto simili.


Alla luce del finale della terza stagione di Orfani, i temi potanti su cui hai basato la serie finora sono analizzabili sotto un’ottica diversa. Di cosa parla la serie, per te?
Orfani nel suo complesso parla del nostro mondo presente. Di come le grandi potenze sfruttano i più deboli e di come questi deboli, alle volte e giustamente, s'incazzino. Parla di mostri e di altri mostri che li generano.

Orfani: Nuovo Mondo #12 sembra sancire un punto di non ritorno per varie trame: nelle prossime stagioni dobbiamo attenderci qualcosa di completamente differente rispetto a quanto narrato sinora, come tematiche e ambientazioni?
Orfani è sempre diverso in ogni stagione. Quindi, sì. Aspettatevi un approccio molto diverso nelle prossime tre.

Cosa vi ha spinto a sospendere per alcuni mesi il flusso degli eventi per realizzare due ministagioni di tre episodi ciascuna?
Motivi produttivi. La serie sta andando bene ma avevamo bisogno di tempo per strutturare una nuova stagione di dodici albi. Abbiamo quindi deciso di realizzarne due brevi per esplorare meglio alcune opportunità narrative e per darci modo di respirare.

È notizia recente che collaborerai con Bill Sienkiewicz per un racconto breve di The Cannibal Family. C’è qualche altro sogno fumettistico nel cassetto che vorresti concretizzare?
Avere una copertina di Rob Liefeld e una storia di Frank Miller.


Ringraziamo Roberto Recchioni per le risposte, davvero molto interessanti.
A rileggerci nei fumetti.







Foto di Erica Fava
Roberto Recchioni romano, classe 1974. È sceneggiatore e soggettista per il fumetto e il cinema, illustratore, critico, personalità web. La sua principale occupazione è l’arte sequenziale ed è stato definito “la rockstar del fumetto italiano”. Ha scritto personaggi iconici come Tex, Diabolik e Topolino e ha creato John Doe (insieme a Lorenzo Bartoli), Battaglia, Detective Dante, David Murphy: 911 e la serie Orfani. Da alcuni anni è il curatore editoriale di Dylan Dog, la creatura di Tiziano Sclavi pubblicata dalla Sergio Bonelli Editore. Mater Morbi, Chanbara - la via del samurai, Asso, Ammazzatine, Le Guerre di Pietro, Ucciderò ANCORA Billy the Kid sono le graphic novel che portano la sua firma. Ha curato, per le Edizioni Star Comics, la collana Roberto Recchioni presenta: I Maestri dell'Orrore, fedele trasposizione a fumetti di alcuni classici horror a cui quest'anno seguirà I Maestri dell'Avventura (qui una preview). Si è occupato dell’ideazione, sceneggiatura e realizzazione di Lo chiamavano Jeeg Robot, fumetto ispirato all’omonimo film. Per Mondadori ha pubblicato il suo primo romanzo YA - La battaglia di Campocarne. Ama i videogiochi, l'hard rock e correre in moto.

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