sabato 27 agosto 2016

MORGAN LOST #11

Distruggi, cancella, migliora



Distruggi, cancella, migliora. Questi sono gli input che lo spietato e letale Claudio Chiaverotti ci sta inviando – mese dopo mese – da ormai quasi un anno. Morgan Lost, la sua nuova serie, è quasi arrivata al giro di boa del primo anno di pubblicazioni dimostrandosi, e non solo per chi scrive a giudicare dall’entusiasmo continuo per gli eventi e sui social, la serie Bonelli (e non) con il maggiore appeal attrattivo.



Distruggere. Sì, perché a ogni numero Chiaverotti distrugge tutte le certezze dei suoi lettori, polverizza tutte le nostre congetture che nascono il mese prima nel fantasticare sulla copertina (ogni volta Fabrizio De Tommaso alle matite e Claudio al concept riescono – difficile ma vero – a superarsi!) del numero successivo. È così, prendere o lasciare. Noi prendiamo e portiamo a casa felici e contenti!

Cancellare. Sì, perché Morgan Lost è come se ricominciasse ogni volta dall’inizio, ma è un daccapo diverso, eppure ugualmente intrigante, imprevedibile e appassionante.

Migliorare. Sì, perché numero dopo numero, non è tanto la riuscita del singolo albo a essere migliore rispetto a quella dei precedenti, ma semplicemente il congegno narrativo – the perfect machine – messo a punto da Chiaverotti si insinua sempre più sotto la nostra pelle e riusciamo a metabolizzare meglio i suoi voli pindarici, i suoi salti associativi, le sue intuizioni ardite e beviamo il prezioso sidro delle sue storie dal calice apparentemente senza fondo della sua fantasia. 

Tutto questo per dirvi che questo L’ombra dello sciacallo è l’ennesimo riuscitissimo tassello del mosaico in sfumature di grigio e rosso ideato dal divo Claudio e messo a punto dai disegnatori della serie e dallo staff dell’Arancia Studio. Una storia come sospesa, in un’atmosfera ancora più rarefatta del solito, un andare e venire nel corso del tempo, tre storie parallele in tre piani temporali diversi (passato, presente e futuro) che non si incontrano mai davvero ma che, a differenze delle linee geometriche, hanno tanti moti e in più di un punto si sfiorano in una inespressa (ma proprio perché irrealizzata è ancora più bella e preziosa) carezza narrativa.



Morgan è un eroe (o antieroe, se preferite…) così discreto (e in questo rispecchia il suo ideatore) da entrare nella storia ogni volta in punta di piedi, silenzioso, proprio come la neve che cade su New Heliopolis, consapevole che il suo ruolo non è quello di occupare perennemente la scena. In questo la nuova serie di Chiaverotti sembra ispirarsi – con le ovvie differenze – al Ken Parker di Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo. Il nostro indaga su alcuni nuovi omicidi che hanno insanguinato le sempre rosse strade della sua città ma, questa volta, il suo apporto non è indispensabile perché la storia giunga alla sua conclusione: Morgan arriva all’ultima pagina a cose ormai fatte e tutto quello che può fare è stringere in un abbraccio di immensa solitudine la vera protagonista di questa storia, Azahlee (o Margareth o Primrose…).

Tre nomi per tre donne, che in realtà sono una. Tre nomi di tre fiori, ognuno con il proprio colore, il proprio profumo e la propria simbologia…
Se Claudio ci farà l’onore di leggere queste righe poi ci dirà che lui non ci aveva pensato (fa sempre così): l’Azalea è una pianta con un fiore molto vistoso (proprio come la nostra bellissima e fatale fanciulla) ma privo di profumo (anche la nostra amica, in una delle sue versioni è un fiore senza profumo perché ha ben poco di umano) e simboleggia un’inspiegabile e improvvisa gioia ma anche la vendetta (se di colore rosso) e può essere velenosa (come si può intuire a p. 46 e come si comprende a p. 93).



Ma Morgan Lost non è solo azione, sangue e violenza, ma è anche – e soprattutto – denuncia della disumanizzazione della società che descrive:
-ragazze del quartiere a luci rosse brutalmente usate da «sciacalli che comprano le loro vite»;
-alienati impiegati del Tempio della Burocrazia che si esaltano per la «compilazione di un nuovo modulo» e che sarebbero rimasti in ufficio tutta la notte;
-rapporti umani tra colleghi e amici, mai in grado di arrivare davvero in profondità, basati su paure, dubbi, mancanza di fiducia;
-follie della tecnica e della scienza che contribuiscono a trasformare il mondo nell’opaco atomo di male nel quale viviamo;
-intolleranze etniche e culturali che portano inevitabilmente allo scontro e al massacro dei più deboli…

…e tanto altro, ma preferiamo che ognuno trovi il suo motivo per leggere Chiaverotti e le sue storie.

Ma se possiamo godere di una storia così ben realizzata il merito è del grande Max “Nathan Never” Bertolini. Milanese, classe 1967, talento grafico tra i più apprezzati del panorama nostrano, per la casa delle idee di via Buonarroti ha lavorato a diverse storie dell’Agente speciale Alfa e alle copertine di diverse collane a lui collegate (Universo Alfa, Grande Ristampa, Asteroide Argo). Il vostro Rolando ha avuto il piacere di conoscerlo durante l’incontro per il lancio della serie alla Feltrinelli nei pressi del Duomo di Milano e oltre al grande disegnatore ha potuto apprezzare anche l’uomo, il gigante buono con la luce dell’entusiasmo dei ragazzini negli occhi.
Il suo tratto spesso e dinamico rende magnificamente le intuizioni chiaverottiane e tutto, dalle ambientazioni cittadine agli interni, dai primi piani alle scene collettive, è curato nei minimi dettagli fino a rasentare il fanatismo formale. Ogni piano temporale poi ha una cornice diversa che aiuta il lettore a non perdersi nei meandri della follia e le sequenze iniziali ( quelle alle pp. 6 e 7, con lo Sciacallo dagli occhi rossi che possiede la protagonista in una delle sue tante incarnazioni) sono da ricordare tra le più riuscite della serie. Anche questo numero può vantare momenti di pura lacerante poesia: quelli ormai catartici di Morgan che si reca a far visita ai fantasmi delle carogne che ha ucciso per sfuggire al buio che porta dentro di sé (pp. 34–5). 

Uno degli albi più belli dell’anno. Proprio come tutti gli altri della serie. E iniziamo a tremare per l’appuntamento con i Killer clown che da settembre ci faranno visita nei nostri incubi.


RolandoVeloci

Illustrazione di Max Bertolini.



MORGAN LOST “L’ombra dello sciacallo” 
NUMERO: 11
DATA: agosto 2016
SERGIO BONELLI EDITORE 

SOGGETTO E SCENEGGIATURA: Claudio Chiaverotti
DISEGNI E CHINE: Max Bertolini
COLORI: Studio Arancia
COPERTINA: Fabrizio De Tommaso

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