lunedì 7 marzo 2016

MORGAN LOST #5

Il male dentro




Continua a sorprenderci Claudio Chiaverotti, anche se non dovremmo esserlo. Lo scrittore torinese, uno dei più importanti autori di fumetti del panorama italiano, ci ha abituato – da sempre – a storie dall’elevatissimo coefficiente di coinvolgimento, ma quelle che stiamo leggendo da cinque mesi a questa parte ci stanno davvero regalando emozioni senza fine. Non ci spingiamo troppo in là se affermiamo che con questa serie il nostro divo Claudio ha trovato la formula perfetta per consegnare questo suo nuovo pezzo di arte alla storia.


L’assassino che campeggia minaccioso sulla splendida cover di Fabrizio De Tommaso (a proposito: ma quant’è bello il nostro Morgan dal tempo infranto?), a causa della maschera (interessante approfondire, con la sempre penetrante dottoressa Pandora Stillman, il perché del caimano piuttosto che il coccodrillo) non può non ricordare Sobek, la divinità egizia dell’acqua e delle inondazioni del Nilo. E proprio nell’acqua gelida che bagna le sponde di New Heliopolis Morgan si aspetta di vederlo riemerge ben presto, nuovo tassello del suo delirio a occhi aperti, in compagnia di tutti gli altri serial killer che il nostro cacciatore di taglie ha spedito all’altro mondo nel corso della sua nuovo e drammatica carriera.

Giuseppe Liotti – che i bonelliani hanno imparato a conoscere e ad apprezzare per il suo lavoro sui numeri di chiusura di Brendon, L'inizio della fine (n. 98, dell’agosto 2014) e Luna nera calante (n. 99, dell’ottobre 2014) – è un disegnatore dal tratto voluminoso che riesce come pochi a inquadrare le scene al meglio e a trasformare i suoi disegni in ritratti. Di lui colpiscono soprattutto i primi piani (impressionanti lo sguardo vuoto di una delle vittime a p. 25, il viso smorto di Jill a p. 7 e quello di Morgan/Chiaverotti a p. 75!) e la grazia dei corpi femminili (da antologia quello di Jill a p. 65).

Giuseppe Liotti
Ma il suo straordinario lavoro in coppia con quello di sceneggiatura del divo Claudio non si può riassumere in poche righe: sono da annoverare come tra le più riuscite dell’intera serie la sequenza muta, relativa alla visione di Morgan del film The Astronaut (di un poesia rarissima e preziosa a p. 19), quella straziante e straziata a p. 13, con Jill che urla al mondo, freddo e indifferente, il suo dolore di madre ferita (queste tavole ci fanno male come un pugno allo stomaco).

Dicevamo di solitudine e di indifferenza… sì, perché ci sembra di poter iniziare a fare un bilancio del consorzio umano che colora di grigio le pagine di Morgan Lost. Ciò che emerge è il naufragio della condivisione di un progetto di vita, la deriva del rassicurante (ma inesistente!) concetto di normalità: storia dopo storia, pagina dopo pagina, assassinio dopo assassinio ci scopriamo sempre tutti più soli, proprio come i protagonisti della serie, irrimediabilmente rappresentati dall’efficacissima penna di uno scrittore che – come pochissimi – riesce a sondare gli abissi dell’animo umano ed è in grado di riemergere ogni volta con un frammento di anima e ce la mette sotto gli occhi, spietato indagatore delle angosce dell’uomo contemporaneo. Se non è questo un fumetto impegnato, ditemi voi che cos’è?! La scorsa volta la violenza sulle donne, questa volta la pena di morte… L’ideatore di Brendon e Morgan Lost, senza farlo apertamente, invia messaggi politici e sociali ai suoi lettori e li lascia liberi di farsi una propria idea; e può fare tutto ciò proprio perché lui non è un politico (loro ci fanno vivere in una menzogna perenne: devono dirci che il peggio è passato che andiamo verso uno splendido futuro perché viviamo nel migliore dei mondi possibili).




Morgan Lost, numero dopo numero, sta mettendo d’accordo proprio tutti, o almeno tutti quelli che si degnano di leggerlo come merita, cioè in modo attento e profondo. Si sa, non sempre le opere trovano fruitori all'altezza e quindi spesso ci si ritrova a leggere commenti che mai ci verrebbe in mente di associare alle opere come quelle di Chiaverotti, dall’intensità drammatica e dal livello emozionale impareggiabili…

«È quel male d’essere che a volte mi assale, e non posso farci niente...»

Lo sappiamo, caro Morgan, ormai abbiamo imparato a conoscerti. E con questo quinto episodio noi Audaci siamo certi che riuscirai a trovare nuovi lettori, nuovi amici…per sentirti meno solo!

È tutto, non ci resta che darvi appuntamento al 22 marzo, quando uscirà il n. 6 della serie, I coniugi Rabbit, che – lynchianamente – promette sangue e inquietudine.


RolandoVeloci


Una spendida illustrazione di Lola Airaghi che ritrae Morgan Lost e Brendon (realizzata per Cartoomics 2016).


MORGAN LOST “L’orologio del tempo” 
NUMERO: 5
DATA: febbraio 2016
SERGIO BONELLI EDITORE 

SOGGETTO E SCENEGGIATURA: Claudio Chiaverotti

DISEGNI E CHINE: Giuseppe Liotti
COLORI: Studio Arancia
COPERTINA: Fabrizio De Tommaso

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