mercoledì 10 febbraio 2016

Dylan Dog Color Fest #16

Dylan è morto, Dylan è vivo...






















Ancora una volta saranno in molti a sbandierare il proprio dissenso. Quello di Ausonia, Galli e Aka B, diranno, non è il "vero" Dylan Dog.
L'unica risposta possibile, citando la storia di Aka B, è che "abbiamo bisogno di racconti per vivere". E ne ha bisogno anche lui, l'Indagatore dell'incubo, per continuare a sentirsi vivo.


[Inevitabilmente, per poter sviscerare a fondo l'albo, potrebbe sfuggirci qualche SPOILER. Non vogliatecene!]



Benarrivati alla recensione dell'albo che attendevamo da un po'. Nel sedicesimo Color Fest non debutta solo una nuova formula editoriale (carta non patinata, prezzo ridotto, storie dalla lunghezza variabile e periodicità trimestrale, tutto sempre a colori). Questo è anche e soprattutto l'albo d'esordio di ben tre autori provenienti dall'ambito delle graphic novel (vedi: Coconino Press) e delle autoproduzioni (vedi: underground). Ausonia, Marco Galli e Aka B, insieme al copertinista Arturo Lauria, sono da annoverare tra le voci fuori dal coro, quegli occhi esterni la cui acuità può aiutare a dar maggiore ampiezza allo sguardo. Un albo coraggioso. E ci sarebbe da aggiungere che anche il solo vederlo comparire in edicola rappresenta un piccolo grande traguardo, per chi crede nell'abbattimento delle futili categorizzazioni.
Ma andiamo con ordine.

[Spoiler: soprattutto dal punto di vista grafico, ci ha davvero convinto. 
Fine dello spoiler, inizio dell'analisi storia per storia.]



Sir Bone – Abiti su misura

Dylan Dog ha da sempre una "divisa" ufficiale, immutabile, ben scolpita nell'immaginario dei lettori. Camicia rossa, giacca nera, jeans blu e scarpe Clarks. Di ogni capo custodisce tanti esemplari, tutti uguali. Da dove provengono?
L'episodio, scritto/disegnato/colorato da Ausonia (alias Francesco Ciampi), si apre con la scoperta, da parte dell'Indagatore dell'incubo, che i suoi vestiti si stanno putrefacendo. Tempestivamente giunge a Craven Road la signorina Claretta, pronta a condurlo nel luogo in cui vengono fabbricati i suoi abiti su misura: la sartoria di Sir Bone.




La storia, almeno all'apparenza, contiene un chiaro e potente messaggio sul consumismo, sulla produzione mondiale di abiti e sull'aspetto in buona parte oscuro della loro fabbricazione. Nessuno sa davvero come e dove vengano prodotti i nostri vestiti, eppure li indossiamo, tutti i giorni, ne abbiamo armadi pieni. Da dove vengono i tessuti? Dove sono stati lavorati? Per non parlare dei lavoratori, qui raffigurati letteralmente come capre sfruttate e bistrattate ("Sono qui dalla notte dei tempi e non hanno ancora capito come si lavora"), che parlano un altro linguaggio e non hanno possibilità di esprimere una volontà autonoma. Capre, appunto.

L'infernale e sanguinolenta discesa di Dylan coincide con uno spunto importante per i lettori. Ausonia sembra voler aprire porte nuove, quasi a dirci: credete davvero che Dylan Dog sia un personaggio di cui sapete tutto? Credete davvero che l'orrore possa battere unicamente strade note? In questo l'episodio rispecchia appieno l'intento di un'indagine sui meccanismi narrativi della serie. La metafora, chiara, del vestito fatto su misura, sempre uguale, è il simbolo di un certo canone di storie da ricalcare, di abitudini da seguire, di rituali da mantenere. Sarà mai possibile per lui indossare qualcosa di diverso?




Un dettaglio non ininfluente è la scelta di far dimenticare tutto all'Indagatore dell'incubo ("ogni volta è come se ricominciassimo da zero"). Un'altra gabbia, un altro meccanismo della serie che lascia poca libertà al personaggio. Possibile che non possa ricordare quanto accaduto anche il mese dopo, durante la storia successiva, senza dover dimenticare sempre tutto per preservare l'autoconclusivitàIn questo, lo spunto sembra parzialmente riprendere il filone metafumettistico intrapreso negli ultimi tempi da Roberto Recchioni in Spazio Profondo (Dylan Dog #337) e da Paola Barbato in ...e cenere tornerai (Dylan Dog #343).
Come accennato, i disegni sono davvero da ricordare. Lo stile molto personale di Ausonia emerge dai colori cupi e dalle tante linee a matita, ritraendo un Dylan dai capelli lunghi (e il perché viene esplicitato durante la storia) che discende verso un antro infernale, sede di scene splatter e inquietanti. Una prova graficamente impeccabile.

[E così, il primo passo nel delirio è compiuto.]


Grick Grick

Un demone famelico e iperobeso piomba nello studio dell'Indagatore dell'incubo e la sua presenza si rende sempre più ingombrante.
Grick Grick
Su questo spunto Marco "Kazzemberg" Galli intesse una storia sfuggente, che mantiene celato il suo significato più profondo. Certamente la presenza del demone assume connotati esistenziali e psicologici. In qualche modo non sembra essere lui il vero problema, quasi che fosse (non prendetela per una battuta sull'obesità, restiamo seri!) il classico "elefante nella stanza". [Ci avvarremo di wikipedia per ricordarvi dell'"elephant in the room", ovvero quella "espressione tipica della lingua inglese per indicare una verità che, per quanto ovvia e appariscente, viene ignorata o minimizzata. L'espressione si riferisce cioè ad un problema molto noto ma di cui nessuno vuole discutere"]. Nel caso di Dylan e di Genny, entrambi lo vedono e vi si concentrano fino ad ammattire, per via di quel rumore irritante che fa. Ma magari il vero problema è che, di fondo, loro due non sono destinati a restare insieme.
Grick Grick

["Grick Grick" è forse il suono della sanità mentale che si sgretola poco a poco?]

Il Dylan di Galli è anemico e scheletrico. Una figura inafferrabile, poco riconoscibile. Ma Galli eccelle soprattutto nella scelta delle ombre: nella parte centrale della storia, improvvise ondate di nero invadono le vignette e ne emergono piccole porzioni di corpi. E la colorazione, stupenda.
Grick Grick

[Un altro passo nel delirio.]


Claustrophobia


La storia di Aka B è forse quella più incisiva. Dylan è sul fondo di un pozzo, in mezzo al bosco, dove ha il tempo per riflettere su se stesso e sul suo mondo. L'accezione metafumettistica impressa dall'autore diventa evidente quando, sotto l'effetto di un fungo, l'inquilino di Craven Road inizia a vedere il suo mondo fatto di carta ("Case di carta. Strade di carta. Città di carta."), quasi come se si vedesse con i nostri occhi, sfogliasse con noi le pagine del suo stesso fumetto, bidimensionale.
Ma soprattutto si ritorna al tema della ciclicità ossessiva, dell'uscita mensile dell'albo, del suo rimanere (anche figurativamente) immobile ("è la mia vita sempre uguale che si ripete in una oramai noiosa pretesa d'infinito").

Da questo "tempo senza tempo" Dylan non riesce a sottrarsi. Emblematico come, nell'arco delle 32 pagine, la sua condizione rimanga sostanzialmente immutata. Nel mondo esterno non accade nulla e l'unico viaggio è quello che si svolge nella sua mente.
"L'orrore, l'orrore", come già aveva scritto Conrad ne Il cuore di tenebra (poi ripreso ovviamente da Francis Ford Coppola in Apocalypse Now).
La claustrofobia è espressa magnificamente anche a livello grafico da Aka B, con dei tocchi di classe immensi (citiamo solo le vignette centrali di pag.88 e pag. 90: la prima con gli occhi intensi in primo piano, la seconda con la medesima inquadratura e con il buio al posto degli occhi).

[E anche l'ultimo passo nel delirio è compiuto.]



Coinvolgere autori dalla forte personalità nella realizzazione di storie di un personaggio così codificato è indubbiamente un azzardo. Si rischia che gli uni (gli autori) o l'altro (Dylan) prendano il sopravvento, fagocitando il resto.
Ausonia, Marco Galli e Aka B non ci sono cascati (e non trascuriamo Arturo Lauria, la cui visionaria copertina è sotto gli occhi di tutti). Pur rispettando alcune regole implicite del Color Fest (la splash page iniziale, la lunghezza di 32 pagine, il finale aperto/il controfinale) hanno mantenuto la loro autorialità, realizzando un albo davvero notevole, disturbante, che senz'altro dividerà e a molti, come detto all'inizio, farà storcere il naso.
Noi, contenti, invochiamo altri esperimenti così.



Il sommo audace 
(con un pregevole e sostanzioso contributo 
del mai sazio Grullino Biscottacci)



DYLAN DOG COLOR FEST n.16

• Data di pubblicazione: Febbraio 2016
• Editore: Sergio Bonelli Editore
• Copertina: Arturo Lauria

CREDITS 


Sir Bone – Abiti su misura
Soggetto, sceneggiatura, disegni e colori: Ausonia

Grick Grick
Soggetto, sceneggiatura, disegni e colori: Marco Galli

Claustrophobia
Soggetto, sceneggiatura, disegni e colori: Aka B



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