venerdì 11 dicembre 2015

Hellnoir #2 (di 4)

One way ticket to hell



Dopo il primo episodio di Hellnoir mancavano perlomeno un paio di elementi per completare il pantheon di personaggi della mitologia hard boiled: la femme fatale e il nemico potente, inarrivabile ed intoccabile. Pasquale Ruju e Giovanni Freghieri, ben consci di tale mancanza, non perdono tempo e li introducono efficacemente nella miniserie.

[È nostro costume e nostra cura segnalarvi che la recensione potrebbe contenere spoiler ed elementi infernali, dunque decidete senza indugio se volete proseguire la lettura poiché le fiamme iniziano a farsi decisamente roventi!]




A Hellnoir l'affascinate Kyra, demone d'alta classe, fa visita al buon Melvile Soul, l'indomito detective che narra la storia in prima persona. Kyra è una donna capace di "toccare corde cui è difficile resistere" e Mel si fa convincere a indagare sul suo futuro marito, un demone di rango ancor più elevato, talmente influente e pericoloso che il solo nominarlo fa tremare le gambe.
Questa trama si intreccia con le indagini della giovane figlia di Melvile, Cassie, ispettore della polizia di Chicago, sulle tracce dell'assassino del potente senatore Clark Deville. Entrambe le indagini (quella di Melvile a Hellnoir e quella di Cassie a Chicago) sono collegate tra loro e procedono in parallelo, con evidenti sterzate e incidenti dovuti a misteriosi individui intenti a tenere celata la verità. Quel posto infernale che risponde al nome di Hellnoir non sembra neppure così distante dal luogo apparentemente meno insidioso che è la nostra realtà.






La bellissima Catherine, amica, collaboratrice e amante di Mel, espone una sua interessante teoria riguardo Hellnoir (non vogliatecene se ne facciamo cenno, anche se ne parla a poche tavole dalla fine!). Secondo lei la metropoli altro non è che "il risultato dell'accumularsi di milioni di sogni", ovvero dei sogni di coloro che la abitano (incubi?). Quindi i morti dopo la morte continuano a sognare. E ognuno fa un sogno legato alla propria epoca. Ecco perché un detective che sembra uscito da una storia anni Trenta può convivere con elementi appartenenti ad epoche diverse: un luogo antico e moderno allo stesso tempo. Insomma, fuori dal tempo, ma pienamente ancorato all'epoca che ognuno dei suoi abitanti ha in mente.

Proviamo come sempre a condurvi oltre le apparenze: se avete l'albo potete confrontare la seconda vignetta di questa tavola (versione provvisoria) con quella definitiva pubblicata (pag. 10) e potrete notare che è stato modificato un dettaglio ;-)

La seconda parte di questa miniserie conferma l'ottima impressione del numero precedente. Pasquale Ruju continua a tessere le trame con un occhio di riguardo alle atmosfere alla Dashiell Hammett, Raymond Chandler e soci, portando avanti un discorso che integra atmosfere noir con elementi sovrannaturali. La storia è appassionante e si fa leggere tutta d'un fiato. Forse, come molti numeri centrali, si ha un certo senso di diluizione della trama, sensazione comunque labile e poco invadente.
Giovanni Freghieri, dal canto suo, è chiamato a tratteggiare atmosfere in chiaroscuro che si sposano decisamente bene con il suo stile. Del resto per lui Hellnoir rappresenta una sorta di ritorno alle origini: già negli anni Settanta, infatti, Freghieri aveva disegnato per L'Intrepido, su testi di Claudio e Graziano Cicogna, le avventure "chandleriane" del detective Sorrow, dalle fattezze parecchio simili a quelle di Humphrey Bogart.







Come se non bastasse, di recente l'artista piacentino (che tanti conoscono per il lavoro di lunga data su Dylan Dog) era tornato "sul luogo del delitto" interpretando graficamente i testi di Paola Barbato per un nuovo omaggio al genere apparso sul dodicesimo numero de Le Storie Bonelli (La pazienza del destino).
Tutto questo per dire che non è certo una sorpresa che i disegni di quest'albo siano così riusciti. E che la nostra attesa per l'albo successivo è ben giustificata dalla consapevolezza di trovarsi di fronte a una gran bella storia, dura e pura come piace a noi audaci!

Il sommo Audace

La chicca


Momento di citazionismo audace: cosa accomuna Dylan Dog, La pazienza del destino (Le Storie #12) ed Hellnoir? Se state per dire che sono disegnati da Giovanni Freghieri... Ve l'abbiamo appena detto noi! Invece vi riveliamo che in tutte e tre questi fumetti c'è un rimando estetico alle opere del pittore statunitense Edward Hopper, famoso per aver ritratto la solitudine negli ambienti metropolitani americani nella prima metà del Novecento.

1942. Nighthawks di Edward Hopper (opera conservata all'Art Institute di Chicago).
1988. Vignetta tratta da Memorie dall'invisibile, uno degli indimenticabili capolavori di Tiziano Sclavi su Dylan Dog (per dirla tutta qui i disegni sono di Giampiero Casertano, quindi il buon Freghieri stavolta non c'entra!).

2013. La pazienza del destino di Paola Barbato e Giovanni Freghieri. Copertina di Aldo Di Gennaro.

2015. Hellnoir #3 di Pasquale Ruju e Giovanni Freghieri. Copertina di Davide Furnò.





Hellnoir: "Cherchez la femme"
CAPITOLO: 2
DATA: dicembre 2015 
SERGIO BONELLI EDITORE 

SOGGETTO E SCENEGGIATURA: Pasquale Ruju

DISEGNI E CHINE: Giovanni Freghieri
COPERTINA: Davide Furnò


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