giovedì 25 giugno 2015

Anteprima DYLAN DOG #346

Perdere tutto, per ritrovarsi e ripartire. Dylan e l'odissea metafumettistica ad opera di Paola Barbato e i fratelli Cestaro

Da qualche anno abbiamo deciso di uscire dalla "maggioranza silenziosa" di coloro che leggono fumetti senza parlarne in pubblico né recensirli. Albi come ... e cenere tornerai rappresentano un fulgido esempio dei motivi che ci hanno spinto a esprimere il nostro parere: tante le cose da dire (e tante altre se ne diranno in giro, presumibilmente) su uno dei migliori albi dylaniati degli ultimi anni...

[Con molta benevolenza, cercheremo quantomeno di non spoilerarvi il finale!]

Ancora una volta le cose vanno male per l'Indagatore dell'incubo. Persa l'intenzione di andare a trovare l'amico (ed ex-ispettore) Bloch, viene sopraffatto dai problemi: le ristrettezze economiche e la mancanza di clienti sfociano in un avviso di sfratto. Dopo i tanti tasselli della sua vita che recentemente si sono scompigliati, per Dylan Dog l'idea di lasciare l'abitazione di Craven Road n.7 è la goccia che fa traboccare il vaso, conducendolo verso un'odissea emotiva ed esistenziale implacabile. 
La storia inizia con una sorta di "riassunto delle puntate precedenti": in tre tavole vengono condensati gli avvenimenti cruciali che hanno avuto luogo negli scorsi mesi (dalla pensione di Bloch all'esordio di Carpenter e John Ghost, per arrivare alle faccende sentimentali con Dora). Da lì in poi, scene convulse e deliranti si susseguono, a delineare un quadro logorante e sempre più terrificante, leggermente alleviato (per il lettore) unicamente dalla comparsa di personaggi noti (provenienti sia da storie passate di Dylan sia dal mondo del cinema e delle serie tv).
Con quest'albo la sceneggiatrice Paola Barbato prosegue nel suo personale percorso caratterizzato dal minare costantemente le certezze di Dylan Dog alle fondamenta. Diversi aspetti del mondo e della personalità del protagonista vengono posti in discussione, facendone emergere il carattere in situazioni difficili e intricate (non sarà un caso se spesso Dylan nelle sue storie va a finire in un ospedale o un manicomio).



La qualità della storia è indubbia. Come tutte le letture migliori, si apre a diversi spunti e chiavi interpretative. ... e cenere tornerai scava come un tarlo nelle più profonde paure di ognuno di noi, orrori comuni e proprio per questo ancor più intensi. Parliamo della paura di perdere tutto, di rimanere soli, di non riconoscere chi ci sta intorno e soprattutto di non riconoscere se stessi. È lo scontro quotidiano e insormontabile contro la persona che vediamo allo specchio, il vero dramma. Il timore di trasformarsi nell'ombra di quel che eravamo ieri, di non riuscire a far fronte alle aspettative che il mondo esterno continua ad avere nei nostri confronti. 
Ma questa storia è anche (e soprattutto?) un viaggio metafumettistico, una descrizione ed esasperazione delle aspettative del lettore medio verso il Dylan-personaggio. Quel lettore che non desidera affatto un personaggio "poco controllabile", che può mutare oltre le proprie aspettative: per alcuni è quasi meglio lasciarlo morire di inedia, sembra suggerire la Barbato, che vederlo fare qualcosa di differente rispetto a quanto ha sempre fatto.
Ergo, trasferito nel fumetto, a metà albo osserviamo il passaggio di un carrozzone del circo con facce raffiguranti caricature di personaggi a noi noti (i protagonisti della serie): una grande metafora di Dylan Dog, serie spesso costretta ad andare avanti inesorabilmente per la sua strada senza troppi scossoni, presentando figure bidimensionali di cartone. Sono le aspettative dei lettori che sovrastano le libere scelte del personaggio stesso, rendendolo schiavo di se stesso e dell'obbligo di dover piacere? O è l'incapacità degli autori stessi a gestire un personaggio tanto sfaccettato quanto spesso male utilizzati (qui l'accento, nemmeno troppo velato, verso storie poco incisive e innovative negli ultimi anni)?
La storia, nel porre un rinnovato accento sulle necessità alla base della "fase 2", si riallaccia inevitabilmente a Spazio profondo (episodio iniziale di questa "nuova epoca"), in qualche modo portandone a compimento alcuni spunti.




Va poi inevitabilmente citato il finale, di cui non vi riveleremo una virgola se non che, per una volta, dà l'impressione di recuperare quella paura mista a stupore che costituisce un ingrediente irrinunciabile del genere horror. Qui l'orrore è applicato alla maniera sclaviana e l'ultima tavola sicuramente avrà ripercussioni in futuro e diventerà oggetto, come accennavamo in apertura, di numerosi commenti da parte dei lettori. Questo finale denota non solo una certa abilità nella gestione delle sottotrame (probabilmente con lo zampino di Roberto Recchioni, curatore della testata), ma anche la volontà di andare oltre tutti i difetti e le stagnazioni del passato, cercando un rinnovamento tematico e metodologico (con gli albi a venire che saranno ancora più in continuity tra loro).

La vera bellezza della storia risiede quindi nell'aver messo davvero il Dylan che tutti vogliono a confronto con il Dylan che, pur con i suoi difetti, decide di prendere la propria strada, il "nuovo corso".

Se volessimo trovare un difetto in quest'albo, probabilmente sarebbe individuabile in una certa mancanza di freschezza e fluidità in alcuni dialoghi, che se limati avrebbero reso l'intera storia ancor più intrigante.

I disegni di Raul e Gianluca Cestaro meritano un discorso non marginale. I due fratelli, che come noto si suddividono il lavoro realizzando una tavola a testa, ancora una volta confezionano un lavoro degno di essere ricordato. Il loro tratto usualmente è granitico: non a caso, finora, spesso erano stati impegnati sulle pagine di Tex (su cui a breve ritorneranno). Stavolta però decidono di frammentare il loro stile al servizio della storia, regalando un quadro variegato e affascinante del percorso intrapreso da Dylan. Le loro tavole si integrano alla perfezione con la sceneggiatura: piuttosto che rispondere a un'appetibile riconoscibilità e immediatezza visiva, sfruttano le potenzialità della storia per espandere le differenze di registro tra una sequenza e l'altra.
Già a una prima impressione superficiale si può notare come alcuni dettagli rimandino ad altri grandi artisti che si sono occupati di Dylan Dog, sia frequentemente (Giampiero Casertano su tutti) sia raramente (il Marco Soldi di Oltre la morte). Altre sequenze invece, per costruzione e ideazione, possono ricordare alcuni artisti d'oltreoceano (del resto negli ultimi mesi i fumetti Marvel e DC sono stati fonte iconografica abbastanza presente in Dylan Dog, basti pensare alla cover di Mai più, ispettore Bloch). Ma andando più nello specifico è proprio l'attenzione ai dettagli e la cura nel descrivere le atmosfere a fare la differenza. Non sono solo le ombre scavate sul viso di Dylan, ma anche gli scenari che spesso sembrano piegarsi, accartocciarsi, quasi una solidarietà dell'ambiente alle paranoie del protagonista: si aggiunge così un'ulteriore descrizione visiva allo sconfortante viaggio verso l'abisso.

Non era facile realizzare qualcosa di inedito, sensato e profondo su Dylan Dog, ma Paola Barbato con Raul & Gianluca Cestaro ci sono riusciti alla grande! 
Onore al merito.

Il sommo audace
(sommamente destinato alla cenere...)



"... e cenere tornerai"
SERIE: DYLAN DOG
NUMERO: 346
DATA: giugno 2015
SERGIO BONELLI EDITORE

SOGGETTO E SCENEGGIATURA: Paola Barbato
DISEGNI E CHINE: Raul
& Gianluca Cestaro
COPERTINA: Angelo Stano

2 commenti:

  1. Una storia che serve solo ad autocelebrare e osannare il nuovo corso. Dylan che perde la testa per john ghost e per un altro paio di avventure dell' ultimo periodo?..il nuovo Dylan che "uccide" il vecchio Dylan..Groucho "spia" di qualcuno... va bene elogiatevi da soli autori di Dylan, rinnegate il passato.. C'e' tanta gente che vi sta seguendo e qualsiasi cosa facciate vi dara' ragione.. ce n'e' altrettanta che questo dylan lo detesta perché semplicemente non e' piu' quel personaggio che amava... io faccio parte di quest ultimi. Ultimo numero dylan per me.Mi spiace solo che la critica fumettistica si sia cosi appiattita da risultare accondiscendente di questo processo d demolizione. ps:bravissimi i Cestaro comunque.pps:il metafumetto ha rotto assai!

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    1. Gentile Ivothor, siamo contenti di dare spazio a qualsiasi parere e ti ringraziamo di averci dato il tuo. Se ritieni che questo non sia il personaggio che ami, ovviamente sei libero di smettere di seguire la serie (o di continuare a leggere solo il Maxi).
      Solo un paio di considerazioni: non riteniamo che la definizione di critica fumettistica "appiattita" e "accondiscendente" ci appartenga: ad esempio, leggi anche la recensione al numero precedente e noterai che cerchiamo sempre di fornire una analisi e uno sguardo che sia nostro.
      Se questo numero ci è piaciuto e a te no, nulla di male, crediamo sia normale e fisiologico.
      Altra cosa: riteniamo che gli elementi del rinnovamento siano presenti in questa storia ma non così determinanti, anzi che i suoi elementi principali sarebbero quasi leggibili a prescindere dal nuovo corso (e infatti la Barbato ha dichiarato di averla scritta a fine 2013). Chiaramente nel contesto della fase 2 possono assumere altri significati, ma noi onestamente non ci abbiamo trovato tutto l'autocompiacimento da te espresso, quanto piuttosto uno smontare pezzo dopo pezzo il personaggio, per analizzarlo e provare a ricostruirlo.
      Poi dello "snaturare" i personaggi si potrebbe all'infinito. Non era più artificioso vedere Bloch per anni ingabbiato in un ruolo bidimensionale, relegato a chiedere gli antiemetici o incontrarsi al pub con l'Old Boy? Non è forse più coerente il modo in cui si comporta in quest'albo, nonostante sia in pensione?

      Infine, il metafumetto lo faceva anche Sclavi in "Caccia alle streghe" e di certo non si può obiettare che il suo non fosse il "vero" Dylan (ma poi, esiste davvero un solo Dylan?).

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