venerdì 5 settembre 2014

ORFANI #11

Tutti morimmo a stento



Rock’n’Roll, l’ultimo numero della prima stagione di Orfani, sta per arrivare in edicola, con l’epilogo di una storia che, detto sinceramente, vorremmo non arrivasse mai a finire. Ma, purtroppo, tutto finisce e se proprio deve finire è giusto farlo con stile: Recchioni in questo è un maestro. Tutti giù per terra, il numero 11 che andiamo a recensire, è il perfetto penultimo numero di una serie che ci ha regalato emozioni su emozioni e colpi di scena su colpi di scena. Alla fine sono rimasti in due. Chi sfiderà chi non sta a noi rivelarvelo (o spoilerarvelo nelle prime righe!).
  Cari fratelli dell’altra sponda…
…cantammo in coro già sulla terra…
…amammo tutti l’identica donna…
…partimmo in mille per la stessa guerra…
…questo ricordo non vi consoli…
…quando si muore si muore si muore soli.

È questo il motivo dominante di questa serie, non ci sono più dubbi. E per ribadirlo una volta di più, Recchioni è andato a scomodare nientemeno che il primo Fabrizio De André de Il testamento (prima singolo del 1963 e poi inclusa nell’album Volume III del 1969) il quale, è giusto ricordarlo ai non musicofili, si rifaceva ai suoi maestri, i grandissimi Georges Brassens e Jacques Brel.

Dicevamo poco sopra che siamo arrivati al penultimo numero. La storia che abbiamo tra le mani è come sempre bipartita, divisa tra passato e presente. Per una volta, forse complici gli splendidi disegni di Werther Dell’Edera, la prima parte ha lo stesso altissimo livello emozionale della seconda, solitamente più coinvolgente ed emotivamente toccante. Juno, l’Angelo degli Orfani, è l’indiscussa protagonista di questo numero, che si può interpretare come un unico lungo e travagliato viaggio nella storia della ragazza (a partire dalla perdita del fratello Hector – il quale fa capolino costituendo la nemesi interiore di Juno – avvenuta nel primissimo numero, fino al momento in cui la giovane decide di “tornare” sulla Terra).


Ma non c’è solo la poesia di De André: in questo albo troviamo un garbato riferimento al capolavoro di Cervantes, Don Chisciotte della Mancia (1605), universalmente riconosciuto come uno dei primissimi e più importanti romanzi moderni. Ma come è stato possibile tutto questo?! Perché proprio il Don Chisciotte?! Evidentemente perché la guerra contro i mulini a vento che combatte il buon cavaliere protagonista del romanzo seicentesco ha molti punti in comune con quella, altrettanto illusoria e dolorosa, combattuta dai nostri Orfani contro alieni inesistenti. Il viaggio interiore che Juno compie all’interno della Cellula di Contenimento di Schrödinger è reso in modo impeccabile dal tratto nervoso e ansiogeno di un Dell’Edera straordinario, alla sua terza prova (dopo aver realizzato il n.6 …E rinascerai con dolore e il n. 9 Freddo come lo spazio), il quale riesce a trasmettere al lettore, complice anche la goticheggiante colorazione di Giovanna Niro, la giusta dose di distorsione data dall’irrealtà del momento. Quello che aspetta Juno in quella cellula non è niente di piacevole, ma è niente in confronto a quello che dovrà affrontare da adulta nel suo ultimo viaggio.


Se è possibile toccare la perfezione, possiamo dire senza ombra di dubbio che Gigi Cavenago l’ha pienamente raggiunta in questo suo lavoro (il suo quarto sulla serie dopo il n. 3 Primo sangue, il n. 4 Spiriti nell’ombra e il n. 9 Freddo come lo spazio). Per chi scrive, la parte grafica di questa seconda metà dell’albo, che descrive i disperati tentativi di Juno e Ringo di raggiungere il loro obiettivo, è quanto di più riuscito da anni a questa parte. Preziosissimi i primi piani di Juno che lacrima sangue (p. 85), da annali del fumetto la sequenza muta alla Mater Morbi (pp. 79-83) dove ciò che ascoltiamo è solo il grido di dolore dell’anima di Juno che, incapace di redimersi, va a raggiungere gli altri dannati per il tormento eterno. Fondamentale l’apporto dei colori della bravissima Alessia Pastorello e dello stesso Cavenago: i due artisti donano alle matite e alle chine una profondità e un’acidità mai apprezzate prima! Alla fine sarà uno scontro tra Pistolero e Boyscout, due amici così simili per la loro storia ma così diversi per il modo di vedere il mondo e di affrontare la realtà!

Poi una chicca per i super nerdoni (e non solo loro ne godranno!): la primissima doppia splash page (alle pp. 74-75) della storia della Sergio Bonelli Editore! Bellissima!



E infine non dimentichiamo che, a ottobre, inizia la seconda stagione di Orfani, ambientata vent’anni dopo gli eventi della prima! Non ci resta che attendere.


RolandoVeloci

Cover "spolier-free" di un albo della seconda stagione!




ORFANI: Tutti giù per terra
NUMERO: 11
DATA: Agosto 2014 
SERGIO BONELLI EDITORE 

COPERTINA: Massimo Carnevale
SOGGETTO E SCENEGGIATURA: Roberto Recchioni 
DISEGNI E CHINE: Werther Dell'Edera e
Gigi Cavenago
COLORI: Giovanna Niro, Alessia Pastorello e Gigi Cavenago

4 commenti:

  1. D'accordo su tutto, miniserie eccezionale, solo una piccola correzione per i suoer-nerdoni: questa non è la primissima doppia splash page della storia di Sergio Bonelli Editore. Ce ne fu una su Nathan Never almeno vent'anni fa, quando un pilone cadde dallo spazio e colpì New Nassau.

    RispondiElimina
  2. Hai ragione Gianluca, grazie per la segnalazione! In effetti stavamo trascurando una delle primissime "miniserie nella serie" di Nathan Never, con Martin Mystère (o meglio, "il robot che ha mente e sembianze di Martin Mystère") come co-protagonista: ti riferisci verosimilmente agli (apprezzatissimi) albi n.64 e 65 della serie, anno 1996, scritti da Beretta e Vietti e disegnati da Simeoni e Mutti. Storie ad alto tasso di spettacolarità in cui, in effetti, le spash page "da kolossal" non mancavano (e persino una doppia, appunto)!

    RispondiElimina
  3. (In ogni caso, questa è senz'altro la prima doppia splash page...a colori!)

    RispondiElimina