lunedì 14 aprile 2014

BLAST 1

Il capolavoro esistenzialista di Manu Larcenet




Primo volume dell'opera scritta e disegnata da Manu Larcenet, attualmente in corso di pubblicazione, per 4 o 5 volumi in tutto (3 attualmente usciti in Francia per Dargaud, 2 tradotti in Italia per Coconino/Fandango).
Polza Mancini, 38 anni, clochard con il vizio dell'alcol e fortemente obeso, viene arrestato per un crimine in qualche modo legato al nome di Carole Oudinot, attualmente in coma farmacologico. Polza viene interrogato da due poliziotti e intraprende un lungo percorso, un flashback potenzialmente infinito nel quale si troverà non solo a giustificare i propri atti criminosi (di cui il lettore appunto non conosce i dettagli e che verranno svelati con gran parsimonia) ma a passare in revisione la propria esistenza, i motivi delle sue scelte e le modalità singolari con cui le ha messe in pratica.



Dopo la morte del padre, il protagonista ha un crollo psicologico che lo porta ad allontanarsi completamente dalla moglie e dalla società comune, in cerca di estatici momenti di allucinazione da lui chiamati "Blast" (da cui il titolo dell'opera), che coincidono con l'assunzione di forti quantità di alcol.
Sin dall'inizio si è portati a dubitare della sanità mentale e dell'attendibilità del protagonista. Larcenet, sapientemente, calca su questo aspetto, facendo però inevitabilmente affezionare fortemente il lettore alla figura massiccia, alla "grossa carcassa" di Polza, di sicuro già emarginato dalla società per via del suo aspetto fisico imponente. 
Anche su questi "Blast", momenti ancora non ben definiti di rivelazioni cosmiche, in cui Polza riesce addirittura a volare, permane il dubbio del vaneggiamento da alcol (dubbio su cui sicuramente l'autore tornerà nei volumi successivi).


"L'ultimo di una gloriosa stirpe di penose nullità", Polza è anche un personaggio pienamente inserito nel contesto della letteratura del Novecento (e, perché no, anche un po’ dell'Ottocento!), tra inetti e indagatori dell'esistenza, tra esseri schiacciati dal progresso ed emarginati incapaci di accettare ed essere accettati da una società ipocrita ed ambigua.
Nel momento in cui racconta di non esser riuscito ad occuparsi delle ceneri del padre, di non essersi recato a dargli un ultimo saluto nonostante l'importanza rivestita dal genitore nella definizione della sua esistenza, ricorda da vicino Lo Straniero di Albert Camus, con la sua incomunicabile ed incomprensibile anaffettività, con il suo sguardo alieno nei confronti delle tragedie ineluttabili della vita come può essere la perdita di un genitore.
C'è poi tutto il discorso del vivere ai margini della società, troppo stretta e vincolante, non come "barbone" ma come "clochard", quindi volontariamente. Poi, quando dopo un po' di tempo a vivere da eremita nel bosco, viene contattato da un certo Bojan che non parla la sua lingua ma lo invita a seguirlo nella "Repubblica dei morti di fame", rifiuta anche quella forma di aggregazione, sebbene lì siano in vigore regole più labili: "Io ho smesso di mendicare un posto [nella società]".
Se volessimo trovare un paragone recente cinematografico (e letterario), in questo possiamo rivedere anche Christopher McCandless, protagonista di Into The Wild, anch'egli in fuga dalle regole imposte dalla società (riascoltiamoci la colonna sonora-capolavoro di Eddie Vedder per essere in tono!).



Tornando al presente, il lettore potrebbe perdere interesse per un flashback così lungo, che ovviamente non termina nemmeno con il finale del primo volume, anzi sembra ancora andare per le lunghe. Ed ecco che l'interrogatorio diventa anche una metafora in cui Polza rappresenta lo stesso Larcenet, che ad intervalli più o meno regolari interrompe il flusso dei ricordi per rassicurare il lettore (ovvero i poliziotti) che c'è un filo logico nella storia che va a raccontare, in qualche modo andrà a parare da qualche parte, di non preoccuparsi perché si arriverà a parlare "di Carole", del fantomatico crimine. Anche se, molto più importante sarà il percorso esistenziale che il protagonista traccerà, "La mia storia non è un problema matematico! Si riassume tutta nella collisione tra il caso e le mie...ossessioni...".
Doveroso accennare poi ai disegni. Già conosciuto per Lo scontro quotidiano, Larcenet porta in Blast il suo stile essenziale, funzionale, dotato di una sintesi grandiosa. Figlio sicuramente della scuola francese, possiamo rivedere nelle sue tavole un po' di Gipi, un po' di Ivo Milazzo, un po' di alcuni dipinti di grandi pittori del passato che Larcenet cita ed amalgama con maestria in uno stile del tutto personale ed efficace. I suoi acquerelli, i suoi bianchi e neri (con improvvise sferzate di colori per brevi attimi!), conquistano, narrano, soddisfano.




Non è un trailer pubblicitario, non è mera esaltazione: Blast è un fumetto da leggere. Se non lo fate, poi non dite che non ve l'avevamo detto!


Giuseppe "Giuppo" Lamola



BLAST volume 1 - GRASSA CARCASSA
DATA: 2012
COCONINO PRESS/FANDANGO

TESTI, DISEGNI E COPERTINA: Manu Larcenet


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