giovedì 29 agosto 2013

KICK-ASS 2

Millar e la violenza 2.0


Non staremo a spiegare l’antefatto (ciò che è avvenuto nella prima miniserie), un po’ perché l’elegante RolandoVeloci ne ha parlato in un’audace recensione realizzata durante la sua trasferta in terra anglofona, un po’ perché molti hanno già visto il film che ne è stato tratto (quel “Kick-Ass” di Mattew Vaughn distribuito in Italia con un anno di ritardo per via della violenza ritenuta eccessiva!). Anche questo seguito, “Kick-Ass 2”, seconda parte della trilogia su Dave Lizewski ideata da Mark Millar e John Romita Jr., è divenuto un lungometraggio, nelle sale cinematografiche dal 15 Agosto. Per inciso, hanno fatto molto scandalo le dichiarazioni di Jim “Colonnello Stars and Stripes” Carrey che si mostrava turbato per la truculenza di alcune scene (il regista Jeff Wadlow e i produttori del film ringraziano sentitamente per la pubblicità!).


È davvero così violenta questa miniserie? È davvero oltre tutti i limiti di buon gusto? Vediamo un po’!
La trama riprende dalla fine del primo “atto” (la piccola Hit-Girl che appende il costume al chiodo e il malvagio Red Mist temporaneamente disperso); gli episodi iniziali sono furbescamente piuttosto tranquilli, con Dave “Kick-Ass” Lizewski che si allea con altri “supereroi della vita reale” unendosi al team chiamato Justice Forever. Fanno del male ai cattivi ma fanno anche volontariato.


La quiete ovviamente non è destinata a durare: subito dopo che il padre di Dave scopre la sua vita segreta, rientra in campo Red Mist (che ora vuol farsi chiamare The Mother Fucker, giusto perché il nome precedente era troppo politically correct) con la nuova violentissima alleata Madre Russia (ex guardia del corpo di Putin): insieme si dedicano ad azioni di una violenza incredibile, che in effetti raramente si vedono su un fumetto venduto in edicola. 
La brutalità dell’omicidio di un anziano supereroe della Justice Forever (il Colonnello Stripes, ex malavitoso redento) è incredibile, indicibile, davvero come se Millar, oltre a rovinare la tranquillità dei protagonisti della storia, volesse scuotere anche noi lettori, darci un pugno forte nello stomaco! Arriviamo poi al quarto episodio, il più crudo, il più indigeribile, quello in cui The Mother Fucker uccide dei bambini per strada a colpi di pistola, senza motivo, lasciando tutti sgomenti; non contento, entra in casa di Katie, la ragazza amata da Dave, e la violenta brutalmente. Il senso di disgusto che proverete al leggere questi passaggi (e, verosimilmente, al vedere queste scene nel film, cosa che il sottoscritto non ha ancora fatto) sarà sicuramente pari alla domanda che inizierà a frugare nel vostro cervello per trovare un posto nella vostra coscienza: 
“Perché?”. 


Perché tutta questa violenza? Perché tutto questo colpirsi in ogni parte del corpo, tutto questo rendere ogni gesto estremo quasi “routinario”, tutto questo sangue e sangue e sangue? Se saprete darvi una risposta a questa domanda, anche tutto ciò che verrà in seguito (insieme alla miniserie “Hit-Girl” attualmente in edicola e a “Kick-Ass 3” prossimamente su queste pagine e schermi) sarà giustificato, sarà comprensibile.
Altrimenti, siete finiti. Fate prima a non leggere. Perché dovreste iniziare a pensare al fatto che in effetti negli States le armi girano molto più che da noi, che questa violenza sia fondamentalmente gratuita e folle, che non si capisce chi sia il pubblico di riferimento di queste storie (troppo vacue per i lettori adulti, troppo pesanti per i lettori giovanissimi).


Poi, potremmo anche citare il fatto che, nelle premesse di questa storia, c’era l’intento di ambientarla nel nostro mondo, non nel Marvel Universe o simili, perché nessuno ha superpoteri ma tutti gli eroi si spaccano la mascella sul serio; eppure, molto spesso si delineano eventi volutamente irreali che neanche nel fumetto più fantasioso…
Non diremo, infine, che non si approfondiscono in questa sede gli animi di alcuni personaggi (ad esempio, né Red Mist né alcun membro della Justice Forever) o che la storia ha una velocità di lettura inversamente proporzionale alla velocità di pubblicazione (i poveri lettori americani hanno dovuto spalmare la storia per 17 lunghi mesi: tanto il tempo che separa l’uscita del primo numero di questa miniserie dall’ultimo e settimo episodio). Insomma, alti e bassi.


L’unica certezza che avremo è che Mark Millar è uno dei più grandi farabutti della storia dei comics. Nel suo personale “Millarworld” si permette il lusso non solo di collaborare con i più grandi disegnatori del settore (da John Romita Jr. a Leinil Yu, da Steve McNiven a Dave Gibbons), ma anche di mantenere i diritti dei personaggi che crea (e spesso organizza operazioni di beneficenza, c’è da dire) e poi trarne film di discreto successo (nel 2014 dovrebbe veder la luce il film ispirato a “Secret Service”, miniserie che la Panini pubblicherà in Italia a partire da novembre). Insomma, il sogno di ogni scrittore. Eppure, quel lampo di genialità pure che mostrava anni fa nello scrivere le memorabili sceneggiature degli “Ultimates” sembra talvolta affievolirsi, disciogliersi nella voglia di stupire a tutti i costi, di osare all’inverosimile.


Se non vi abbiamo parlato di John Romita Jr., del suo inchiostratore Tom Palmer, dell’eccelso colorista Dean White, non vogliatecene. Sicuramente, Millar ruba la scena in maniera incredibile, anche quando ai disegni c’è la leggenda Romita Jr. (meno “disegnatore” del solito in realtà, visto che qui realizza solo gli schizzi, poi rifiniti dal veterano Palmer).
Giuseppe "Giuppo" Lamola


KICK-ASS 2

• Pubblicazione italiana: miniserie in 4 albi mensili (Agosto 2012/Novembre 2012), in seguito raccolta in un volume unico (Omnibus, Agosto 2013)
• Editore: Panini Comics
• Traduzione: Luigi Mutti

CREDITS

“A PALLA” (da “Kick-Ass 2” nn.1/7 – dic.2010/mag.2012)

• Testi: Mark Millar
• Matite: John Romita Jr.
• Chine e finiture: Tom Palmer Sr.
• Colori: Dean V. White (+ Michael Kelleher e Dan Brown)

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