mercoledì 27 marzo 2013

IL MIO MIGLIOR NEMICO

Uno sguardo metaforico e suggestivo sulla questione medio orientale.



Città di Uruk, 4400 anni fa. Gilgamesh (mitico re sumero) e il suo fido amico Enkidu, devono completare la costruzione del Tempio e per farlo hanno bisogno di alberi giganteschi, alberi che si trovano solo nel Paese dei Cedri. Anche se consapevoli che quello è il regno del temibile demone Humbaba, i due eroi (i più antichi che la mitologia ci ha trasmesso), pur di mantenere la pace nel loro mondo non disdegnano di scendere in armi contro di lui. Impassibili agli avvertimenti degli Dei ma tracotanti nella loro testardaggine, i due si lanciano nella loro impresa che risulterà vittoriosa, ma sarà annerita dall’orrore della morte di Enkidu.


Con questa vecchia storia ha inizio Il mio miglior nemico, ultima opera dell’eccelso David B., fumettista francese di fama internazionale. Progetto audace e ambizioso che si propone di illustrare, con il rigore di un saggio e la libertà d’espressione di una graphic novel, il difficile rapporto tra gli Stati Uniti d’America e il Medio Oriente, dal 1783 fino alla seconda guerra del Golfo. Fondamentale alla realizzazione di quest’opera, che si compone in tre volumi in totale (qui parliamo del primo, edito in Italia), è stato l’apporto dello storico ed esperto islamista Jean-Pierre Filiu, che ha conferito ai dialoghi dei personaggi una documentata veridicità storica.


La leggendaria avventura di Gilgamesh si offre come chiave di lettura dell’intera vicenda, o meglio dell’analisi storica che i due autori ne vogliono dare: l’ostinata ricerca della legna, risorsa necessaria per garantire la sicurezza del Tempio della Città, non è altro che la spasmodica ricerca del petrolio nel paese degl’arabi, necessaria a garantire la sicurezza energetica degli Stati Uniti, ma che porterà nei paesi mediorientali l’orrore della guerra. Alla fine del primo capitolo infatti, a rafforzare questa tesi, vedremo Gilgamesh e Enkidu pronunciare, in maniera spudorata, parole di George W. Bush e Donald Rumsfeld proferite durante la Guerra del Golfo, per giustificare la spedizione americana in terra irachena.


Nei capitoli successivi vediamo l’insorgere dei primi conflitti marittimi tra i neoindipendenti americani e i pirati barbareschi, che agiscono sotto l’egida dell’impero ottomano. Altri eventi su cui gli autori si soffermano sono la guerra libica, ma anche il crescente rapporto di collaborazione tra Stati Uniti e Arabia Saudita, che aprirà all’America i rubinetti dell’oro nero. L’ultimo capitolo di questo primo volume tratta del colpo di stato, orchestrato dagli USA, che rovesciò il governo iraniano nei primi anni ’50. 




Alla rigore della narrazione si contrappongono i personalissimi disegni di David B., autore del “Il Grande Male”, disegni evocativi che sfociano quasi in un surrealismo che però non dimentica mai di restituire i concetti che le didascalie e i balloon con dovizia di cronaca testimoniano.
Il contrasto cromatico del bianco e nero, invece, diviene metafora del perenne e immutabile contrasto tra mondo occidentale e mondo orientale.


“Les Meilleurs Ennemis” (titolo originale) , uscito in Italia nel settembre 2012, è forse il primo esempio di saggio concepito direttamente a fumetti. Come annunciato già dagli autori, nei prossimi volumi l’accento sarà posto sulla nascita dello Stato di Israele.
L’audacità di questo progetto è palese. Sintetizzare in poche tavole l’immane intruglio di eventi che ha caratterizzato e caratterizza ancora oggi la questione mediorientale è lavoro da titani.
In attesa dell’uscita degli altri due volumi, non ci resta che augurarvi Audaci letture.
Frank T.

Per saperne di più visitate il sito Rizzoli-Lizard.







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