mercoledì 6 giugno 2012

MOON KNIGHT di Bendis & Maleev

Il ritorno del cavaliere più Audace (e folle) che c’è!
Sì, è vero che due numeri sono pochi per giudicare ma è vero anche che servono almeno a farsi un’idea della serie, delle intenzioni degli autori, dell’indirizzo grafico… 
Ebbene, noi Audaci siamo entusiasti! Entusiasti di come il consolidato duo formato dai maestri Bendis e Maleev (“Sam & Twitch”, “Hellspawn”, “Halo: Uprising”, “Devil”, “La Donna Ragno”, “Civil War: The Confession”, “Mighty Avengers”, “New Avengers: Illuminati”, “Secret Invasion: Dark Reign”… ma ne sbaglieranno mai una?) ha impostato questa nuova miniserie dedicata al personaggio creato a metà degli anni Settanta da Doug Moench e Don Perlin

Sì, perché Marc Spector (alias Jake Lockley) è completamente fuori di testa, e questo ci piace tantissimo! «Non è mica l’unico - tra i tanti personaggi che affollano il panorama Marvel - a essere un po’ sopra le righe» direte voi. Verissimo: ma resta il fatto che sia l’unico convinto di essere stato resuscitato da un’antica divinità (Khonshu) e di essere ora il suo avatar sulla Terra! Di conseguenza, il nostro se ne va in giro di notte indossando il costume di Moon Knight a combattere il crimine convinto della sua invulnerabilità e, credetemi, è tutt’altro che invulnerabile!
Solo poche parole sui primissimi numeri (usciti in America nel luglio e nell’agosto scorsi). Spector adesso lavora a Hollywood come produttore esecutivo (ve lo vedete voi?!) - e per la precisione - di una serie di sua ideazione “La leggenda di Khonshu”, destinata ad essere (mah! Chissà?!) «la serie di avventura di maggior successo dai tempi di “Xena: Principessa guerriera”». Durante un super-iper-mega-strafico party hollywoodiano, il nostro riceve una chiamata (ma qualcuno di voi ha sentito un telefono squillare?) e si reca sul tetto dell’edificio dove ad attenderlo trova nientepopodimenoche Spider-Man, Captain America e Wolverine (!!!) che gli chiedono aiuto (c’è stata una notevole migrazione di attività criminale dalla East Coast a Los Angeles, dove un nuovo Kingpin sta cercando di fare piazza pulita della concorrenza per diventare il re della West Coast). 
Lui ovviamente, tra una frecciatina di Wolverine e una battuta di Spider-Man, non si tira indietro e poco dopo lo ritroviamo già all’opera nelle tenebre con il suo sfolgorante costume bianco a combattere su una barca contro un armadioquattrostagioni vivente: Mr. Hyde! Alla fine della tenzone il nostro torna alla base con la testa di un Ultron (!) [il resto dell’armatura era sulla barca che ‘qualcuno’ è riuscito a portare via…]. 
Intorno a sé – ancora una volta – Spider-Man, Captain America e Wolverine. 
Il nostro Jake parla e interagisce con loro, scambia opinioni su come affrontare il nemico comune, si interroga su come agire… Ma alla fine, nella stanza, c’è solo lui… (ve lo avevo detto che è completamente fuori di testa!).

























Questo accade nel primo capitolo, nel secondo c’è proprio il delirio!
Ritroviamo i soliti quattro in alta uniforme (ops! costume…) che preparano un’irruzione: alla fine – tra vari battibecchi – la spunta l’idea dello scaltro Spider-Man su quella del vecchio brontolone Wolverine. 



Allora il tessiragnatele si introduce di gran carriera nel covo di Snapdragon, una bellissima e letale donna che gestisce un locale in cui giovani e graziose fanciulle rallegrano gli uomini della Los Angeles che conta con l’intento di carpirne i segreti più preziosi. Inizia il combattimento e il bravo Ragno si lancia in un confronto impari: infatti, oltre alla fortissima Snapdragon, ci sono vari scagnozzi che riescono a metterlo in seria difficoltà forse imbottiti di ormone della crescita mutante  (mentre fuori gli altri tre in calzamaglia sembrano seguire le vicende dello scontro con trepidazione: c’è Wolverine che non sta nella pelle per la voglia di raggiungere il suo compare e di affettare qualcuno con i suoi ‘spuntoni’ adamantini). 
Ma nel frattempo, l’Uomo Ragno viene smascherato (!) e sotto la maschera non c’è Peter Parker ma bensì il nostro Lockley e anche assai mal ridotto (ve lo avevo detto io che era pazzo e lungi dall’essere invulnerabile)! Proprio quando il poveretto sta per essere fatto fuori, interviene in suo favore un’altra brunetta niente male (qualcuno l’avrebbe chiamata ‘sgnaccamaroni’) e tutto si tinge di nero…
Suspense
Quando Jake rinviene lo ritroviamo in un letto con la splendida (davverooaarrgghh! Dannato Maleev!) Maya Lopez – in arte Echo – la quale gli spiega che stava lavorando in quel locale come spogliarellista per ottenere informazioni per le indagini. 
L’albo si conclude con Snapdragon a colloquio con il misterioso (malefica penombra!) super cattivo di turno (sarà, questo il nuovo Kingpin?) al quale chiede di potersi vendicare dell’affronto subito e riceve un entusiastico via libera…
Ne vedremo delle belle!
ROLANDOVELOCI

focus> Il MOON KNIGHT di Alex Maleev

Alex Maleev rientra in quella categoria di disegnatori che o li ami profondamente o li odi con tutto il cuore. 
Non ci sono mezze misure, non esiste il "può vivere, non cambia niente".
Nel fumetto, come nell'arte in generale, i criteri per apprezzare un artista possono essere diversi. C'è chi cerca il realismo estremo e chi invece adora la personalizzazione dei personaggi, delle ambientazioni, l'applicazione di un tratto personale e riconoscibile, un imprinting stilistico a firmare il lavoro svolto. Maleev, almeno in questo, forse solo in questo, sta a metà strada. 
Il suo tratto sporco ed in continua evoluzione (si notano ad occhio nudo le differenze con lavori precedenti) si sposa in maniera quasi inusuale ad un realismo disarmante. L'utilizzo di fotografie come base per le sue tavole o addirittura di modelle che posano per i suoi personaggi femminili (vedi il ciclo della Donna Ragno, oppure il recente Scarlet dove, a fine albo, si ringrazia la modella, tale Iva) è frutto di molte contestazioni nel mondo dei disegnatori "puristi" che lo accusano di abusare a volte del mezzo fotografico persino per la fase di colorazione dove sembrano essere utilizzate foto ritoccate, cartoonizzate, e sovrapposte ad un ricalco eseguito dall'artista. 
Ovviamente, quel che può sembrare facile, non lo è affatto, perché sfido chiunque a "ricalcare" una foto dando al disegno risultante uno stile personale, forte, deciso, grunge e riconoscibile come quello di Alex. 

Non è questo il caso di Moon Knight, la serie che stiamo esaminando, dove si nota un Maleev in forma ma che ha senza dubbio avuto a che fare con le scadenze del mercato popolare americano. 
Penso infatti che il vero pregio artistico della serie siano le copertine
Una serie di meravigliose opere di pittura digitale che mettono in risalto le principali doti artistiche di Maleev, una matita sottile alla base, ma che diventa insidiosa sporcando in maniera mai inusuale i contorni dell'illustrazione; un tratteggio deciso e mai esagerato, una colorazione netta composta da pennellate (seppur digitali) ampie e "asciutte"; tocchi di colore quasi approssimativi ma estremamente precisi ed un mantello del cavaliere che tocca tutte le tonalità possibili dal bianco brillante ed etereo della luna, al nero più profondo della notte. Un impressionista che però limita i contorni delle sue figure, lo definiremmo. 
Opere di estremo design e di una modernità prepotente. 
Ci sono autori come Ramos, Bachalo e molti altri, che rientrano nella categoria di "amore o odio" di cui dicevamo sopra, ma tutti contraddistinti da una radicale personalizzazione del disegno, delle proporzioni, delle linee. Con Maleev sembra di vedere un film, uno di quei pulp di una volta, ma disegnato, con la sua matita fintamente approssimativa.
VAntoFosco





MOON KNIGHT


• Volume: Moon Knight
• Numero: 1 (di 6)
• Data: Maggio 2012
• Casa editrice: Panini Comics

STORIE

“Untitled”
• Testo: Brian Michael Bendis
• Disegni e chine: Alex Maleev
• Colori: Matthew Wilson
• Crediti originali: “Moon Knight” 1, luglio 2011, Marvel Comics

“Untitled”
• Testo: Brian Michael Bendis
• Disegni e chine: Alex Maleev
• Colori: Matthew Wilson
• Crediti originali: “Moon Knight” 2, agosto 2011, Marvel Comics

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