venerdì 8 giugno 2012

Il secondo ZAGORONE

"L'UOMO CHE SCONFISSE LA MORTE"
Una delle storie più belle di sempre.

Audaci carissimi, ebbene sì! 
Quello che stringo nelle mani è il nuovo Zagor gigante, il secondo dopo “Il castello nel cielo”, pubblicato la scorsa primavera a firma Burattini e Torricelli. 
Ma lo dico subito, audacemente e senza indugi: la storia contenuta in questo albo è tra le meglio riuscite di sempre (complici anche gli splendidi disegni classicheggianti di un ispiratissimo Marco Verni) e forse il vertice creativo di Burattini il quale – ormai solido e carismatico curatore della serie – non è che sia stato avaro di ottime storie già nel passato più o meno recente e questo amplifica l’eco della mia precedente affermazione.
Molto bella e sentita l’introduzione dell’impeccabile Graziano Frediani, intitolata “Combattere, morire, forse tornare…”. Il brillante direttore responsabile della Sergio Bonelli Editore fa una disamina del topos letterario tipico dei fumetti (e non solo) che prevede che la morte di un cattivo non sia (quasi) mai definitiva. 
Di qui l’interessante digressione sulla travagliata vicenda relativa alle avventure del nostro Zagor contro il diabolico (è proprio il caso di dirlo) professor Hellingen e la citazione di una storia ormai considerata un cult, e cioè quella scritta da Tiziano Sclavi e disegnata dal mitico Gallieno Ferri (“Il ritorno di Hellingen” albo 278 del settembre 1988).
Detto questo ci addentriamo nella lettura che si preannuncia davvero speciale. 
La vicenda si svolge a Darkwood (quali piacere, serenità e sicurezza mi procura quest’ambientazione! Non so nemmeno io il perché!), e tra la generale incertezza dei capi pellerossa si fa largo un antico nemico dello Spirito con la Scure, Red Warrior (andate a rispolverare i vostri cari e vecchi albi di fine anni Settanta, i numeri 149 e 150, rispettivamente del dicembre 1977 e del gennaio 1978… oppure aspettate che la ristampa storica faccia il suo corso e fateli vostri!) – tracotante capo dei ribelli Shawnee – è tornato dal regno dei morti (ebbene sì!) per affrontare Zagor in un duello all’ultimo sangue. Ma il signore di Darkwood è assente da molto tempo e finora non ha raccolto il guanto di sfida del redivivo indiano e si incomincia a vociferare che abbia paura del suo agguerrito avversario. Tonka, Winter Snake e il vecchio Sabahatka non credono ai loro occhi: Red Warrior è tornato dal regno dei morti e porta sul collo i segni lasciatigli da Zagor nel loro ultimo e letale scontro. 
A calmare gli animi arrivano il nostro pancione preferito (che ingresso fiero fa il buon Cico, a pagina 13!) e il saggio Molti Occhi che dicono ai presenti che Za-Gor-Te-Nay non si trova a Darkwood perché impegnato in una missione molto importante (ma in realtà neanche il bravo messicano sa dove diamine si sia andato a cacciare il suo compagno di mille avventure). 
Ma, all’improvviso, ecco Zagor comparire (tra lo stupore generale, quello di Cico in primis) su di un’altura, scendere e accettare la sfida di Red Warrior senza avere il tempo di chiarirsi con i suoi amici sulla sua strana assenza. Lo scontro si svolge secondo le regole indiane ma le armi date in dotazione a Zagor sono difettate e non reggono ai possenti colpi di Red Warrior il quale affonda e colpisce ripetutamente il nostro eroe fino a ucciderlo con un fendente in pieno petto, tra lo sgomento generale e le lacrime del povero Cico, il quale si lancia sul cadavere del suo compagno disperandosi enormemente mentre gli indiani nominano Red Warrior nuovo re di Darkwood e nuovo favorito di Manito.


Il giorno seguente si svolgono i funerali di Zagor e qui – credetemi – non sono stato in grado di trattenere le lacrime (sapevo che non poteva essere vero: Zagor morto! Ma andiamo! Però vi confesso che vedere Cico in lacrime davanti alla pira ardente del compagno pensare «Se è uno dei tuoi trucchi… o se sei davvero uno spirito… adesso devi alzarti da quella pira, Zagor!» è stato davvero molto struggente! Al pari della manigoldata architettata da quell’altro satanasso di Mauro Boselli sul primo Color Tex quando ci fece credere che il Vecchio Cammello, Kit Carson, fosse morto…)!
Ma appena finito di bruciare la sua salma, gli amici di Zagor si mettono a ricostruire gli avvenimenti precedenti all’improvvisa scomparsa del signore di Darkwood e alla sua altrettanto imprevedibile ricomparsa la notte del duello. 
E qui – il maestro Burattini – introduce una lunga analessi (di ben 33 pagine) in cui si inizia a fare chiarezza su quanto capitato allo Spirito con la Scure dopo il suo ritorno a Darkwood. 
Mentre era a caccia nei boschi, il nostro eroe viene raggiunto da due uomini che gli chiedono di seguirlo da una persona che lui conosce molto bene ma i due non riescono a svelare niente di più a Zagor perché il terzetto viene attaccato da uomini senza scrupoli che non esitano a uccidere i due uomini e a rapire il re di Darkwood.
Finito questo flashback (ambientato due mesi prima della morte di Zagor), ritroviamo Red Warrior che si reca da Tonka e Winter Snake a minacciarli: ha in mente di riunire un folto gruppo di giovani e focosi indiani e non ammetterà che nessuno gli metta i bastoni tra le ruote.
il Maestro Burattini con la prima tavola dello Zagor Gigante 2


Dopo qualche pagina Burattini ci riporta indietro con gli eventi a quando Zagor riesce a liberarsi dai suoi aguzzini (gli uomini che lo avevano rapito dovevano consegnarlo ad altri ceffi poco raccomandabili con i quali si erano appena incontrati) grazie all’aiuto di un misterioso alleato che gli dà appuntamento poco lontano.
Successivamente ritorniamo a quando Zagor è morto (o, almeno, è creduto tale…). 
Un gruppetto di pellerossa, al riparo da una forte tempesta, sta parlando del nuovo corso che aspetta il popolo di Darkwood sotto la guida di Red Warrior quando compare loro una sagoma inconfondibile: quella di Zagor! 
Allora il più coraggioso dei tre si avvicina e non ci sono dubbi: a pagina 109 fa la sua ricomparsa il minaccioso Signore di Darkwood che reca un messaggio: è tornato dal regno dei morti per uccidere Red Warrior!
Segue un’altra analessi che ci fornisce – a questo punto – un doveroso chiarimento sugli eventi. Zagor incontra il suo salvatore che si rivela essere Olaf Botegosky (!!) (anche qui, correte a mettere mano ai vostri vecchi albi: il numero 5 scritto e disegnato da Gallieno Ferri – per altro ristampato a febbraio nell’elegante edizione storica a colori – e i numeri 236 e 237 a firma Toninelli e Ferri), il sosia malvagio di Zagor che tante ne ha fatte passare al nostro eroe in passato. 
Botegosky è tornato per chiedere l’aiuto del Signore di Darkwood. 
Infatti ha recentemente scoperto di essere figlio di patrioti polacchi emigrati in America per evitare le repressioni di Konstantin Pavlovič Romanov, granduca di Polonia (1779-1831), spietato persecutore degli oppositori della tirannide russa. Sappiamo com’è fatto Zagor: quando si tratta di lottare per un nobile ideale (in questo caso, sgominare la macchina repressiva russa che aveva pianificato uno sterminio di molti fuoriusciti polacchi in America) non c’è niente che riesca a tenerlo. Allora lo Spirito con la Scure decide di accettare la richiesta di Botegosky e si fa arrestare al suo posto: viene condotto in una prigione di un castello dove con l’aiuto del fratello di Olaf (che purtroppo perisce eroicamente) riesce a sgominare la banda di aguzzini antipolacchi capitanata dallo spietato Zalacenko. Intanto il buon Botegosky – dopo aver avvisato tutti i suoi amici polacchi dell’imminente pericolo – aveva deciso di prendere momentaneamente il posto del re di Darkwood e aveva voluto combattere contro Red Warrior, purtroppo venendo ucciso. Allora Zagor, fatto ritorno a Darkwood, prepara un efficace piano con Cico e sfida a duello lo spavaldo guerriero indiano che stavolta ha la peggio e si rivela per quello che è: il fratello del vero Red Warrior, che era effettivamente stato ucciso da Zagor in passato. Il nobile Spirito con la scure decide di risparmiare la vita a Black Thunder ma l’indiano viene ucciso dai suoi ex seguaci, delusi e desiderosi di vendetta per essere stati raggirati. L’albo si conclude con Zagor che legge a Cico una lettera di Olaf nella quale l’ex galeotto spiega come ora sia riuscito a dare un senso alla sua vita, lottando per una giusta causa (peccato solo che alla conversione sia seguita la morte e non un’altra occasione di riscatto).
Così si conclude, in modo amaro, questo splendido albo e ancor più nostalgica e significativa appare la dedica – in calce – a Guido Nolitta.
Ancora un grazie agli autori (in particolare all’audacissimo Moreno Burattini).
ROLANDOVELOCI

Illustrazione di Marco Verni

Recensione ZAGOR albo gigante n. 2

SERIE: ZAGOR albo gigante annuale
NUMERO: 2
DATA: MAGGIO 2012
SERGIO BONELLI EDITORE
COPERTINA: GALLIENO FERRI
TESTI: MORENO BURATTINI
DISEGNI E CHINE: MARCO VERNI

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