giovedì 12 aprile 2012

NEMESIS


Cosa faresti se fossi ricco e cattivo?


Che poi non è tanto l'atrocità, la crudezza di certe scene...è la perversione, la premeditazione, l'attenzione ai dettagli che fanno la differenza.
Noi, a Mark Millar, vogliamo davvero tanto bene e il suo MillarWorld ci piace sempre di più. Questo universo parallelo dove gli eroi sono sempre molto poco eroi, dove i proiettili fanno veramente male, dove non ci sono scheletri di adamantio ma placche di metallo per arginare le fratture, dove il coraggio non è una dote di cui tutti, ma proprio tutti sono provvisti, dove sporcarsi le mani sembra la via più facile e preferibile da intraprendere.

Perché, all'amico Mark, l'universo Marvel tradizionale non è mai bastato. Troppo perbene, così poco credibile a tratti e così scontato sotto certi punti di vista…quasi infantile. Proviamo ad immaginare un mondo dove gli eroi non sono poi così super, sono però molto, molto umani e quindi soggetti a tentazioni, incertezze, passioni, ingordigia, cattiveria. Estremizziamo (mica tanto?) l'influenza di molti personaggi politici che governano il mondo, mettiamola al servizio di uno psicopatico "dichiarato". 
Il mondo che Millar sta mettendo in piedi di volume in volume, da Wanted a Kick-Ass fino ad arrivare a Nemesis, è un mondo senza troppi fronzoli, un universo nel quale alcuni aspetti ci sembrano familiari, come l'approccio con le forze politiche, l'influenza dei mercati, i rapporti interpersonali…tutte cose molto poco "super".
Ho appena terminato la lettura di Nemesis, fatica d'inchiostro che vede riformarsi la coppia d'alto gradimento Millar/McNiven, rispettivamente alla storia e alle illustrazioni.
Immaginate l'erede di una fortuna miliardaria, con tanto di maschera e mantello di un anonimato impressionante e una causa in cui credere ciecamente. Non c’entrano pipistrelli di alcun tipo o armature rosso-oro.
Nemesis racconta le perverse fantasie del peggior criminale esistente sulla terra che vengono messe in atto. Un uomo che può permettersi tutto ha come limite la sola fantasia. Una storia di vendetta? Anche. Una vendetta che però si distacca dal cliché solito del "vendicatore" mosso dalla giusta causa (l'uccisione ingiusta della propria famiglia ad esempio). Nemesis è un cattivo, ma di quelli cattivi dentro che ha lo scopo di sfidare e distruggere i migliori poliziotti del mondo. E ci riesce.
Millar mette in piedi una storia dai ritmi forsennati, dai dialoghi concisi e ad effetto, mescolando humor nero e violenza.
McNiven è McNiven, diciamo che parte sempre da un grado di apprezzamento elevato, ma in questo caso specifico è sembrato limitato. Senza dubbio sotto il livello dell'ormai mitica Civil War, Steve si concede un tratto più omogeneo, linee quasi prive di espressività, soprattutto nei pochi tratteggi incrociati che disegnano qualche ombra sui personaggi, ma non per questo meno gradevoli. 


Forse anche merito delle chine che in alcuni passaggi sembrano assenti, deducendo quindi una colorazione diretta sulle matite digitalmente contrastate. Interessante la scelta di una colorazione a tinte piatte e uniformi (curata da Dave McCaig), con le "sfumature" inesistenti, ricreate con ritagli di colore tono su tono che mantengono l'atmosfera fredda e perennemente sovraesposta, soprattutto quando in scena c'è il bianchissimo Nemesis.
Le molte scene d'azione cruenta incorniciano una storia che presenta colpi di scena disarmanti, di una perversione difficile da immaginare, tutti elementi di un grande piano frutto di una premeditazione disarmante e a tratti assurda, inconcepibile. 



Il finale non è aperto…ma spalancato ad un sequel (in rete qualche preview) che rivedrà il Nemesis ancora in azione, come promesso. Perché il nemico per eccellenza non ha un volto in particolare, non ha un nome preciso (da qui, probabilmente, la scelta di un costume "anonimo", senza stemmi e caratterizzazioni particolari, quasi un'icona universale, che vada bene a tutti), è semplicemente IL nemico, la nemesi di qualcuno, e questo qualcuno potresti essere anche tu.
VAntoFosco


NEMESIS
autore: Mark Millar
disegni: Steve McNiven
colori: Dave McCaig
traduzione: Luigi Mutti
lettering: Alessandro Benedetti
formato: 17x26 - Brossurato
pagine: 140 a colori



Alcune illustrazioni di Steve McNiven tratte dall'albo



Nessun commento:

Posta un commento