domenica 18 marzo 2012

QUATTRO CHIACCHIERE CON Michele Penco

Michele Penco (classe 1982) è un artista che di recente ha esposto le sue tavole nel corso del festival “BilBolBul”, risponde alle nostre domande come preannunciato qui
Penco è un autore dalla schiettezza disarmante, che ha prodotto opere molto interessanti come “Incubi” e “Racconti Azzurri” (Double Shot); in questa intervista si racconta, parlando dei suoi esordi, delle influenze e della genesi delle sue opere.


  


 • Ciao Michele. Partiamo dalla tua formazione e dai tuoi esordi come fumettista. Com’è nato il tuo rapporto con Gipi? Che tipo di influenza credi che lui abbia avuto sul tuo percorso artistico?
 Ho conosciuto Gipi tramite mio fratello il quale lo conosceva tramite un suo amico pisano. Avevo sedici anni. Essendo tutti e tre amanti del disegno abbiamo iniziato ad andare in giro a disegnare dal vero, e col tempo siamo diventati amici.
Gipi mi ha influenzato in molti modi, ma all'inizio la spinta maggiore è stata quella di aver avuto la fortuna di vedere con i miei occhi una persona che faceva quello che sognavo di fare io...vivere facendo ciò che si ama, e grazie a quello. Essere liberi.

• Parlaci dei Tarocchi da te disegnati, cosa rappresentano? Sono il primo lavoro da te pubblicato?
I "Dark grimoire Tarot" o tarocchi del Necronomicon che ho realizzato per Lo Scarabeo Editore sono il mio primo lavoro pubblicato e ad ampia distribuzione. Il mazzo è composto da settantotto carte, divise tra arcani maggiori e minori, ognuna con il proprio significato.
Il progetto è stato concepito grazie a dei fumetti che stavo disegnando in quel periodo, e che traevano ispirazione dal mondo meraviglioso e terribile di H.P.Lovecraft. 


• Come sei arrivato a produrre la tua prima opera come autore completo, “Incubi”?
Il mio primo libro a fumetti "Incubi" è nato quasi per caso, infatti mentre disegnavo non avevo idea se sarebbe stato pubblicato o meno. La cosa per me importante era quella di ricreare delle atmosfere e delle situazioni molto simili a quelle che avevo amato nei racconti di Lovecraft. Inoltre sentivo il bisogno di lavorare ad un progetto unico, organico, e cosa fondamentale: finito. Lo stile delle prime storie era diverso da quello che potete vedere nel libro, ho scartato diverso materiale e patito molto prima di arrivare allo stile tratteggiato definitivo. Dopo aver finito le prime storie Gipi mi spronò a farle vedere al Lucca Comics, tappa fondamentale per un’eventuale pubblicazione. E' così che sono entrato in contatto con i ragazzi della Double Shot, che rimasero molto colpiti del mio lavoro e decisero di pubblicare la raccolta di storie dal nome "Incubi".

• Perché per “Incubi” hai scelto il genere horror? E a cosa è dovuta la decisione di ispirarti ad H.P. Lovecraft ?
Le vicende misteriose e fantastiche mi hanno sempre affascinato. Ho iniziato a leggere Lovecraft intorno ai quattordici, quindici anni e l'ho amato da subito; credo che la scelta di ispirarmi alla sua narrativa sia stato un percorso naturale quasi fisiologico.

• Ritieni che Lovecraft abbia ancora qualcosa da dire al pubblico d’oggi?
Non so se ha ancora qualcosa da dire al pubblico di oggi; ma alle persone sì, a me a detto molto.

• Veniamo a “Racconti Azzurri”. Quali spinte narrative ti hanno condotto a realizzare questo volume?
Per "Racconti Azzurri" il percorso è stato leggermente diverso; avendo visto che pubblicare un libro era un'impresa possibile, ho prestato più attenzione all'impianto narrativo, al ritmo delle storie, ai dialoghi. Oggi sono un po’ più cosciente che disegnare e fare fumetti è anche parlare alle persone, oltre che essere un puro godimento personale.
In quest'opera sentivo la necessità di raccontare anche delle cose mie, e di farlo in modo leggero, ma non stupido. Inoltre non tutti sanno che anche a Lovecraft piaceva molto l'umorismo e la comicità. 


• Leggendo “Racconti Azzurri” si ha quasi l’impressione che tu voglia evitare di parlare di una storia d’amore celandola tra elementi fantastici e digressioni. Concordi con quest’interpretazione o può essere un riscontro non prefissato?
Nei racconti sentimentali ho tentato di dare una voce alle sofferenze amorose che mi è capitato di provare, cercando di affrontarle in modo universale e non particolare.

• In quest’opera quanto è stato difficoltoso per te impegnarti nello scrivere la sceneggiatura delle storie partendo da spunti tuoi?
E' stato piuttosto faticoso, ho dovuto scrivere molti appunti, disegnare bozze, ma in definitiva non più faticoso di lavorare su un progetto ispirato alla narrativa.
Almeno per me lo scalino più grande è iniziare a lavorare con costanza; ricordarsi sempre che l'atto stesso di mettersi a disegnare porta idee, ispirazione e fiducia nei propri mezzi.

• Credi ci sia un’evoluzione stilistica tra “Incubi” e “Racconti Azzurri”? L’uso dell’acquerello ha cambiato il tuo modo di lavorare sulle tavole?
Sì, come ho detto "Racconti Azzurri" mi sembra un lavoro più maturo; la cosa importante per me era riuscire a cambiare stile mantenendo la stessa forza espressiva della tecnica usata in "Incubi". E la stessa qualità.
L'uso dell'acquarello implica una maggiore velocità di esecuzione che di conseguenza mi ha portato ad una visione più immediata delle vignette e delle pagine e mi ha permesso di concentrarmi maggiormente sul ritmo della narrazione. 

• La tua mostra nel corso di “BilBolBul 2012” era uno spazio alquanto esaustivo sulle tue opere. Che effetto ti ha fatto vedere le tue tavole esposte in tale mostra?
Sono stato felicissimo di esporre le mie opere per la prima volta; una cosa che non avevo mai fatto. Ne approfitto per ringraziare i ragazzi che hanno curato la mostra: Stefano, Milena, Amal e Gianluca.

• Hai già pensato di confrontarti in futuro con un numero più lungo di tavole? Cioè, prevedi di entrare nel mondo delle graphic novel? Altrimenti, cosa c’è nel tuo futuro?
Certo, realizzare un unica storia lunga è una sfida che mi piacerebbe affrontare; non so se accadrà nel prossimo futuro. Non ho alcuna previsione da fare se non quella che continuerò a disegnare cercando sempre di farlo con onestà




La sezione pisana degli Audaci ringrazia Michele Penco per la disponibilità e vi dà appuntamento al prossimo immancabile avventuroso post.
Giuseppe "Giuppo" Lamola







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